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SAVERIO COSTANZO: “C’È BISOGNO DI CREDERE IN QUALCOSA”

Il regista presenta la sua opera seconda, In memoria di me, proiettato all'ultimo Festival di Berlino e in uscita il 9 marzo nei cinema italiani (Medusa, 80 copie)

SAVERIO COSTANZO: “C’È BISOGNO DI CREDERE IN QUALCOSA”

Una conferenza stampa blanda, senza picchi, ha visto protagonista un Saverio Costanzo (nella foto) rilassato e molto attento a non sbilanciarsi su temi particolarmente pruriginosi. In memoria di me, ultimo film del regista di Private, con i suoi giovani protagonisti in preda a profonde crisi spirituali di fronte alla dura scelta del noviziato, qualche strascico di natura anticlericale sembrava proporlo: ma è Costanzo stesso a chiarire come il punto nodale della storia sia "l'affermazione della spiritualità, nella sua presenza come nella sua assenza. Una spiritualità di cui si avverte sempre più il bisogno, in un'epoca in cui più che mai c'è bisogno di credere in qualcosa."
Affermazioni, quelle di Costanzo, che sembrano fatte apposta per disimpegnare il film da possibili polemiche, e che ridimensionano le prime critiche apparse sui giornali all'indomani della prima berlinese, in particolare quelle di padre Lombardi su "Panorama": "Ma quelle critiche erano volte a un dissenso relativo alla parte realistica dell'operazione. Padre Lombardi criticava l'inesattezza nella messa in scena del noviziato, mentre l'ultimo dei nostri problemi era proprio quello del realismo. Nel film le scene ‘visionarie' sono diverse, mentre le preghiere e gli esercizi descritti derivano da Ignazio di Loyola e dai Gesuiti, ma abbiamo preso solo quello che ci interessava maggiormente".
Gesuiti e Ignazio che, a detta del regista, hanno avuto un ruolo di prim'ordine nella realizzazione del film: "Mentre montavamo Private mi è stato fatto leggere il romanzo di Furio Monicelli Lacrime impure; il tema di una prigionia spontanea, che sottendeva Private e che invece nel romanzo riguardava individui in cerca di una nuova libertà, è stata la prima molla che mi ha ispirato; ma al momento di mettere le cose in pratica, mi accorgevo che questo viaggio all'interno del mondo dei novizi era qualcosa di più grande di me. Ho passato dei brutti momenti per questo. Posso dire che la spiritualità e gli esercizi di Ignazio hanno costituito una vera spinta per andare avanti: vivere alla maniera dei novizi per una settimana, nel più assoluto silenzio, è un'esperienza particolare, estrema. Che mi ha suggerito la direzione giusta."
Concordano Christo Jivkov, Filippo Timi e Fausto Russo Alesi, i bravi protagonisti della pellicola: "Quel silenzio ‘preparatorio' a cui Saverio ci ha sottoposto è stata la rivelazione dell'inferno, per quanto inizialmente è stato insostenibile, e poi del paradiso. Certo, dopo tre giorni ci siamo ritrovati nel chiostro a fumare e chiacchierare con una irruenza che neanche in un film di Scorsese...."
Molti consensi per il protagonista Christo Jivkov: "Il suo è un volto pieno di spiritualità, come quello di quasi tutte le persone che vengono dall'Est. Il suo personaggio, Andrea, ha molto in comune con il personaggio di Filippo, Zanna. Entrambi hanno la stessa anima, ma in Zanna c'è un'accettazione della vita e dell'amore del tutto assente in Andrea. Che a volte capisco nella sua ricerca della solitudine, altre no: dipende dallo stato d'animo in cui mi trovo. I sorrisi dei due ragazzi, alla fine del film, non sono che la conseguenza di un diverso atteggiamento verso il lato interiore ed esteriore della vita, aspetti che è facile trovare in ognuno di noi".

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