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O fatalista

di João Botelho

 

Regia: João Botelho

Soggetto:  tratto dal romanzo “Giacomo l’idealista e il suo padrone” di Denis Diderot

Sceneggiatura: João Botelho

Fotografia: Edmundo Diaz

Montaggio: Renato Sancho

Musica:

Scenografia: Catarina Amaro

Costumi: Isabel Branco

Interpreti: Rogerio Samara, André Gomes, Rita Blanco, Su zana Borges, Patricia Guerriero, José Wallestein, Maria Amelia Correia, Adriano Luiz, Teresa Madruga, Margarina Vilanova

Produzione:  Madragoa Filmes, Gemini Films

Formato: 35mm., col.

Nazionalità ed anno: Francia/Portogallo, 2005

Durata: 99’

O fatalista
4
Che il cinema portoghese sia vitale è un dato di fatto con le diverse opere che “girano” per i Festival, ma è altrettanto vero che in Portogallo sono film invisibili. Ultimamente sono stato a Lisbona per un mese ed è stato impossibile per me vedere un film “indigeno”. Ma la mia indignazione è salita alle stelle quando sono andate nelle più importanti videoteche alla ricerca di qualche film portoghese (anche solo per curiosità) e la mia incazzatura è andata alle stelle non riuscendo a trovare una sezione dedicata al cinema “locale”.
Solo dopo varie videoteche ne ho trovata una che aveva una sezione di cinema portoghese (tanto per non fari nomi era la FNAC). Contento mi sono avvicinato allo scaffale. Un euforia che è durata il volgere di pochi istanti. I film presenti erano al massimo 10, di cui ben 5 del solo De Oliveira. Per gli altri il buio totale. Dunque non riusciamo a capire dove quei pochi (tanti) coraggiosi autori portoghesi, trovino i soldi per realizzare i loro film, visto che non esiste un mercato per loro, e vi assicuro che lì la situazione è peggio, ma molto peggio che in Italia. Misteri divini.
Questo lungo (e noioso) preambolo per affermare una volta di più che bisogna fare qualcosa a livello europeo per cercare di contrastare lo strapotere Americano (dimenticavo, nelle sale lisbonesi il 100 % dei film era a stelle e strisce), anche perché di fronte a pellicole come O fatalista, che ti riconciliano con il buon cinema, la rabbia diventa ancora maggiore. L’opera di Botelho è di una semplicità disarmante nella sua sintassi, arrivando però dritto al cuore e alla mente dello spettatore, un film che non ha bisogno di ricorrere a sotterfugi o inganni di sceneggiatura per la sua magnifica linearità, un linearità che ben si sposa con la storia intrisa di riferimenti colti ma raccontati con la semplicità di chi ha la consapevolezza di fare del cinema per gente adusa a cogliere ogni aspetto essenziale del film. Un film per cinefili e non che abbiano voglia di vedere del buon cinema che mette in pace l’anima e soprattutto non ti lascia un senso di vuoto alla fine, ma una pienezza che ti fa riflettere dopo, e dopo e ancora dopo.
Un buon film da non perdere, per chi ama il cinema vero.

“O Fatalista” Teigo gira il Portogallo per lavoro e il proverbio che gli piace di più è: «Tutto ciò che succede in basso è già stato scritto in alto». Con questa frase Teigo tenta di giustificare tutto ciò che di sorprendente gli viene incontro nel suo peregrinare in questo paese pietroso, o quando deve constatare quanto siano deliranti e senza fine le sue storie d'amore. Nel suo incontrare persone con le loro storie, alcune al limite della follia, Tiego capisce che la lotta di classe è il vero motore del mondo e che ogni comportamento ha sempre conseguenze cui non ci si può sottrarre.

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