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SHOPGIRL
di Anand Tucker
Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Steve Martin
Sceneggiatura: Steve Martin
Fotografia: Peter Suschitzy
Montaggio: David Gamble
Musiche: Barrington Pheloung
Scenografia: William Arnold
Costumi: Nancy Steiner
Interpreti: Claire Danes, Steve Martin, Jason Schwartzman, Bridgette Wilson - Sampras
Produzione: Ashok Amritaj – Hyde Park Entertainment, Epsilon Motion Pictures
Distribuzione: Medusa
Durata: 103’
Nazionalità e anno: USA, 2005
Data di uscita: da definire
Sito italiano: www.medusa.it
1 e mezzo
Mirabelle (Claire Danes), ragazza del Vermont e aspirante artista, lavora come commessa al reparto guanti presso i grandi magazzini Saks a Los Angeles. Intreccia una relazione con lo svitato Jeremy (Schwartzman, 25enne già minaccioso clone del cugino Nicolas Cage), per poi cedere al fascino (e ai soldi) di Ray (Martin), imprenditore divorziato e single per vocazione. I tre sono destinati, ognuno a loro modo, a imparare qualcosa sull’amore.
Steve Martin sceneggia di proprio pugno il suo romanzo (edito in Italia da Einaudi) con una certa fatica, rinvenibile nel frequente ricorso a una letteraria voce over per risolvere le difficoltà di una storia dai risvolti minimalisti e introspettivi. Non aspettatevi infatti la commedia brillante che i trailers vi propineranno: le gag sono assai meno della media dei film di Martin, e neanche troppo divertenti. L’obbiettivo è raccontare la quotidianità dei personaggi e l’evoluzione della loro idea di amore, ma dallo script emerge una visione del mondo vetusta e scontata nel dar per certe le reazioni dei personaggi a taluni eventi. Jeremy, come detto, è il giovane “inaffidabile”; Ray, in apparenza simbolo di sicurezza e maturità, esercita un fascino esclusivamente economico, visto che non si può chiedere sex appeal a uno Steve Martin troppo sessantenne per la parte (inizialmente destinata a Tom Hanks; ma chi porta il pallone, d’altro canto, gioca sempre). Ed è abbastanza deprimente che la scelta finale di Mirabelle, già alquanto passiva nel subire i due per tutto il film, sia influenzata e ritardata dai soldi di Ray, come se essere spiantati e idealisti possa essere agli occhi di una donna una discriminante insormontabile. Molto bella la fotografia del cronenberghiano Peter Suschitzky, degna di altre occasioni.
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