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BERLINO 57_ ORSI MAI COSÌ INCERTI

BERLINO 57_ ORSI MAI COSÌ INCERTI

Una vigilia all'insegna delle sorprese per un concorso mai così eterogeneo e, di certo, senza capolavori. La 57ma Berlinale è in dirittura d'arrivo ma il "toto-orso" non è mai stato così incerto. Perché il concorso ufficiale, privo di capolavori assoluti, è stato eterogeneo e di livello medio, tanto da rendere arduo ogni pronostico. Sicuramente qualche titolo è spiccato più in alto di altri: tra questi il belga-britannico Irina Palm di Sam Garbarski (di cui diamo al 99% a Marianne Faithfull la vittoria come miglior attrice).
Si sono fatti notare anche il ceco I served the King of England del grande Jiri Menzel (sempre ad alti livelli), l'austro-tedesco Die Faelscher di Stefan Ruzowitsky, il cinese Tuya's Marriage di Wang Qaun'an, il brasiliano O ano em que meus pais sairam de ferias di Cao Hamburger, l'israeliano Beaufort di Jospeh Cedar e, perché no, il francese Ne touchez pas la hache del "sempreverde" maestro Jacques Rivette. Omettiamo, naturalmente, le pellicole che ancora non sono state proiettate (Angel di François Ozon) e le quattro non visionate.
Deludenti, come già è stato segnalato, sono risultati i due attesi "Good", German e Shepherd rispettivamente di Soderbergh e di De Niro, e soprattutto Bordertown, film denuncia sul terribile massacro delle donne di Ciudad Huarez con Jennifer Lopez e Antonio Banderas.
Il verdetto a domani sera.

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