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BERLINO 57_ PAOLO E VITTORIO TAVIANI: “CHE IL NOSTRO FILM AIUTI A FARE GIUSTIZIA”
Proiettato ieri sera a Berlino La masseria delle allodole, l'ultima fatica dei fratelli registi che denuncia l'eccidio armeno ad opera dei turchi
"Quanto è accaduto al popolo armeno tra il 1915 e 1916 va raccontato e meditato e noi abbiamo fatto del nostro meglio". Così commentano Paolo e Vittorio Taviani (nella foto) la presentazione del loro La masseria delle allodole, presentato al 57mo Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special. Il film, ispirato all'omonimo libro di Antonia Arslan, racconta le vicende di una famiglia armena vittima del drammatico genocidio che sterminò un numero ancora imprecisato (ma sull'ordine del milione) di persone.
L'argomento della pellicola è dunque di "emergenza storica", come precisano i registi fiorentini, giacché, come è purtroppo noto, il governo di Ankara ancora nega ufficialmente i fatti della tragedia. "Con questo non era nostra intenzione fare un film contro i turchi, bensì contro quella fazione di giovani turchi nazionalisti dell'epoca da noi descritta che, in nome della Grande Turchia, decisero di legittimare qualunque azione aggressiva e razzista nei confronti di chi non fosse turco". La dichiarazione dei fratelli Taviani è quanto mai pertinente in un contesto - quello berlinese di questi giorni - in cui si è alzato un gran polverone tra polemiche e falsi allarmismi. A scatenarlo è stato il periodico tedesco Der Spiegel, secondo il quale la pellicola dei Taviani avrebbe potuto provocare il dissenso della numerosa cittadinanza turca (circa 250mila persone) residente a Berlino. E di conseguenza sarebbero state necessarie "misure straordinarie per un film a rischioso contenuto politico".
Di fatto, come era prevedibile, nulla di tutto ciò si è verificato. Anzi, a parte il chiasso mediatico attorno al presunto dissenso turco, un grande silenzio, specie alla fine della proiezione stampa che non è stata applaudita. Questo perché, hanno sottolineato diversi giornalisti nazionali e internazionali, "il film è troppo televisivo, in forma, dialoghi e recitazione". Ma Paolo e Vittorio, che invece lo hanno "pensato per il cinema e non per la televisione", rispondono alle critiche con la posizione su un'estetica "audiovisiva che si influenza reciprocamente, tra grande e piccolo schermo". Tant'è. E in chiusura una battuta davvero esilarante: "A quelli che ci accusano di aver fatto un film di parte, annunciamo che faremo presto come Clint Eastwood una versione dalla parte dei turchi, così saranno tutti contenti".



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