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L’ULTIMO RE DI SCOZIA
di Kevin MacDonald
Sceneggiatura: Jeremy Brock, Peter Morgan, Joe Penhall
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Bustine Wright
Musiche: Alex Heffes
Scenografia: Michael Carlin
Costumi: Michael O'Connor
Interpreti: Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Gillian Anderson, Simon McBurney, David Oyelowo
Produzione: DNA Films, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 121'
Data di uscita: 16 febbraio 2007
Titolo originale: The Last King of Scotland
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Note: Premio Oscar per il Migliore Attore Protagonista (Forest Whitaker)
Se vi dicessero che c'è un piccolo stato centrafricano il cui leader assiste a delle parate militari in cui sfila un esercito in perfetta tenuta scozzese, ci credereste? Eppure è quello che successe nel corso degli anni '70 in Uganda, sotto la feroce dittatura del tiranno Idi Awo-Ongo Ongoo, conosciuto dal mondo con il suo nome da musulmano convertito, Idi Amin, che tenne il suo giogo sul paese dal 1971 al 1978.
La passione viscerale per la Scozia, per i suoi costumi e le sue tradizioni (passione che lo spinse, per gioco, a proclamarsi ultimo vero re di Scozia, da cui il titolo) fu solo una delle tante stranezze di Amin, personaggio tutt'oggi, a quattro anni dalla sua morte, controverso, amato ancora da una parte del suo popolo perché adottò una politica autarchica, di black pride, sganciandosi dalle influenze e dai protettorati occidentali, inglesi nella fattispecie, arrivando a espellere la popolazione di origine asiatica dal proprio paese, episodio narrato nel film.
Il documentarista di successo Kevin MacDonald, si cimenta con la controversa figura di Amin per il suo primo lungometraggio di fiction, sfruttando l'abilità del candidato all'Oscar Forest Whitaker come interprete, e il pretesto narrativo del medico, scozzese per l'appunto, Nicholas Garrigan, personaggio mai esistito ma sfruttato da MacDonald per farci avvicinare al suo reale oggetto di indagine sfruttando un punto di vista terzo.
Ma tutta la pellicola ruota indiscutibilmente attorno alla figura del Presidente ugandese. Il personaggio del medico è ben costruito per far acquistare di profondità il rapporto tra Amin e lo spettatore, e contemporaneamente sfumarne i contorni.
Emerge di primo acchito il carisma dell'uomo, la travolgente vitalità. E ancor quando le prime crepe iniziano a solcare profondamente la legittimità del suo governo e l'integrità della sua figura, il regista ci lascia gongolare tra piscine e ricevimenti, mediando la ferocia e la brutalità del regime attraverso racconti, notiziari, titoli di giornali letti di sfuggita.
Il precipitare nel vortice di depravazione e abbrutimento è in un crescendo geometrico di situazioni ed episodi, che si raccolgono in una specie di giaciglio orgiastico in cui Amin giace, guardando tronfio l'occidentalissimo Gola Profonda, per poi sfogare tutto il proprio potenziale disturbante, covato sotto la pesante coltre della confezione pastello del film per quasi due ore, nella scena finale della tortura.
Fondamentale per la riuscita della pellicola, oltre la misurata e impeccabile interpretazione di Whitaker, appoggiato da una brava spalla com'è James McAvoy, è la presenza di Anthony Dod Mantle, fotografo di fiducia di Boyle e von Trier, il cui tocco è indispensabile nel dare densità e credibilità alle immagini. MacDonald, pur confezionando una buona opera, rivela tutti i limiti del caso, subendo la storia invece che guidarla, e dando un impianto registico al film tutto sommato trascurabile.
Nonostante questo limite evidente, il film funziona per la gestione accurata e puntuale di tutte le variabili in gioco, indicando che i margini di miglioramento del regista sono ampissimi.


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