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APNEA

di Roberto Dordit

Sceneggiatura: Roberto Dordit, Serena Brugnolo
Fotografia: Tommaso Borgstrom
Montaggio: Luciana Pandolfelli
Musiche: Paolo Buonvino, Pasquale Laino
Scenografia: Beatrice Scarpato
Costumi: Maria De Fornasari
Interpreti: Claudio Santamaria, Fabrizia Sacchi, Michela Noonan, Diego Ribon, Emilio De Marchi, Giuseppe Battiston, Elio De Capitani
Produzione: Indigo Film, Rai Cinema
Distribuzione: Istituto Luce
Nazionalità ed anno: Italia, 2004       
Durata: 93'
Data di uscita:
16 febbraio 2007
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APNEA
2 e mezzo

Paolo (Claudio Santamaria), mediocre giornalista sportivo con un passato da campione di scherma e tanti sogni ancora tutti lì in fila ordinata, non si arrende mai. Sorta di Zorro dell'oggi convulso, alla morte dell'amico si improvvisa detective e raccoglie indizi e tracce come in una qualsiasi suspense story d'oltreoceano. Ma Paolo vive in Italia, nel sonnacchioso, sornione nordest, quello delle aziende con niente da nascondere e tutto da occultare... e il Bel Paese sa essere anch'esso molto esigente nei confronti di chi stona visibilmente fuori dal coro.
Può il thriller (o forse il giallo, anzi il noir - classificazione variopinta quanto oscillante) fungere da chiave di lettura di questi nostri tempi un po' oscuri? 
L'inevitabile tributo al genere non vede per questo svilita una pellicola che ha tanto faticato per vedere la luce; distribuito solo oggi ma nato tre anni fa, Apnea mostra in un digitale sporco di vita lo spaccato socialmente corretto ma politicamente scorrettissimo di un'industria avviata, quella del made in Italy, che, come da copione (è il caso di dirlo), fronteggia difficoltà e costi "tagliando per i campi".
Dopo anni di storyboard, documentari e corti, Roberto Dordit esordisce nel lungometraggio proponendosi di trattare temi di denuncia sociale - lavoro in nero, morti bianche, sfruttamento dell'immigrazione, sicurezza sul lavoro - con i ritmi e le sfumature del noir. Si avvale per questo di un Santamaria spesso convincente, che cresce sullo schermo a poco a poco, e di una serie di comprimari validi quali Fabrizia Sacchi (diretta in passato da Guadagnino e Calopresti), l'ottimo Giuseppe Battiston (visto recentemente nel discusso A casa nostra) e la giovane Michela Noonan, che tende ad uscire dal seminato calcando un po' la mano nell'interpretare qui l'estrosa ragazza di Paolo nonché figlia del self-made man Giordano (Elio De Capitani).
L'affresco efficace non sarebbe forse tale senza la perla De Capitani, ormai probabilmente destinato vita natural durante alla caimanizzazione dei suoi villains. Anni di spessore teatrale, sia attoriale che registico, pagano incommensurabilmente sulla scena, dando vita ad un credibilissimo imprenditore dedito al legalmente illecito in una delle zone d'ombra che tanto piacciono al popolo di santi, poeti e navigatori.
Merita una menzione lo sguardo limpido di Leo (il giovanissimo Daniele Mauro), che nel vivere una realtà cupa filtrata dall'autismo sembra lucidamente rammentarci quanto spesso il vero handicap sia solo nell'arto rapace di chi è clinicamente sano.

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