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IERI DI LUCA SCIVOLETTO AL POLITECNICO FANDANGO

Presentato il nuovo corto del giovane regista, interpreti Andrea Bosca e Valentina Lodovini

IERI DI LUCA SCIVOLETTO AL POLITECNICO FANDANGO

La scorsa settimana è stato presentato al Politecnico Fandango Ieri di Luca Scivoletto, già proiettato negli scorsi mesi in numerose rassegne dedicate al cortometraggio, tra cui il Siena Film Festival, la bolognese Visioni Italiane e l'International Film Festival di Rotterdam. Con Ieri il ventiseienne Scivoletto si è aggiudicato nuovamente un posto tra i finalisti de «La 25° ora», il concorso de La7 dedicato ai giovani autori di cortometraggi, che nel 2004 aveva premiato il suo lavoro precedente, Ho deciso.
Questa volta, affiancato alla sceneggiatura da Francesco Brancaleoni e con la preziosa collaborazione di Rocco Marra come direttore della fotografia, il regista affronta il tema del terrorismo, mettendo in scena un ragazzo e una ragazza all'indomani della strage di Piazza Fontana, indecisi tra l'adesione alla lotta armata e il ripudio delle strategie del terrore. In 13 minuti sin troppo parlati, chiusi dentro le stanze semibuie dell'appartamento della famiglia bene di lei, i due protagonisti vedono dividersi le loro strade. Gli interpreti Andrea Bosca e Valentina Lodovini (quest'ultima molto apprezzata di recente in L'amico di famiglia di Sorrentino) sono due presenze di una certa intensità, e gli interni sgranati e sfocati dell'appartamento richiamano alla memoria (sia pur con una certa scontatezza) una precisa iconografia visiva degli anni di piombo.
Chiamato a rispondere a numerose domande in un affollato incontro con il pubblico seguito a due proiezioni del suo corto, Scivoletto ha richiamato l'attenzione sul confronto che le attuali generazioni possono istituire tra gli anni della contestazione e le forme che il terrorismo ha assunto molto più di recente, e ha sottolineato come il suo interesse nei confronti del tema affrontato travalicasse la ricostruzione storica, ma si imperniasse sul rapporto tra l'uomo e la violenza, sulle sue reazioni davanti ad essa. Lodevoli intenti, ma qualche dubbio pur sempre sussiste sull'effettiva possibilità di utilizzare gli anni di piombo come metafora, fintantoché la loro memoria continuerà - come fa adesso - ad essere vittima di ricorrenti crisi di amnesia collettiva.

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