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BERLINO57_ SAVERIO COSTANZO: “IL MIO CINEMA PER LA LIBERTÀ”

Convince In memoria di me, opera seconda del giovane cineasta, in concorso alla 57ma Berlinale

BERLINO57_ SAVERIO COSTANZO: “IL MIO CINEMA PER LA LIBERTÀ”

"Cosa vuoi diventare?" - "Una persona". Silenzi, lacrime e paure tra le luci e le ombre di lunghi corridoi. Il mistero della coscienza chiamata a scegliere tra una vita "normale" e una vita "diversa", reclusa negli spazi di un convento, scandita dalla quotidiana regola della Compagnia di Gesù. Un tema delicato, difficilissimo e attuale "perché quando si parla di scelte di vita e di paure, non ci sono anacronismi", dice Saverio Costanzo, presentando il suo secondo lavoro da cineasta, In memoria di me, in concorso al 57mo Festival di Berlino.
E lo fa in maniera convincente, con una regia pulita, rigorosa e attenta a ogni dettaglio audio e visivo. Protagonista è il giovane Andrea (Christo Jivkov, bravo attore bulgaro già protagonista per Ermanno Olmi ne Il mestiere delle armi e impegnato ne La masseria delle allodole dei fratelli Taviani, che fra un paio di giorni sarà presentato nella sezione Berlinale Special), ragazzo che entra da novizio in un convento di gesuiti con l'intenzione di dare un senso alla propria esistenza: "Ho fatto tante cose ma mi sembrava di non progredire mai e il mio cuore ne soffre", dice al colloquio di ammissione con il padre superiore. Nel periodo di prova, Andrea conduce la tipica vita da aspirante padre gesuita, stretto nelle rigidità della regola dettata di Sant'Ignazio, in cui si professa soprattutto l'indifferenza al mondo, la cosiddetta "Santa indifferenza". Accanto a lui altri giovani in ricerca, vite misteriose e sofferenti, fantasmi di esistenze interrotte o ripiegate. Emergono le figure tormentate di Panella (Fausto Russo Alesi) e soprattutto di Fausto Zanna (un eccellente Filippo Timi), che aiuteranno la maieutica esistenziale e di coscienza di Andrea. Ma anche il confronto con le asperità e le ipocrisie dei padri superiori. Alla fine Andrea prenderà la sua decisione.
"Come Private, anche questo è un film sulla libertà", afferma Saverio Costanzo, "ma mentre con il primo si trattava dell'aspirazione ad una legittima libertà privata dal nemico, qui si affronta la volontaria privazione di una libertà momentanea con lo scopo di comprendere se ne esiste una più vera e permanente".
In memoria di me, tuttavia, può essere visto anche come un film sull'amore: "la necessità di essere amati è eterna e di tutti, in senso assoluto e si connette strettamente a quella esistenziale", dice Marco Baliani, che nel film interpreta il padre insegnante. Nella pellicola non è estraneo il tema dell'omosessualità, molto pregnante, invece, nel romanzo a cui si ispira - Il gesuita perfetto di Furio Monicelli, edito nel 1960 e riedito nel 1998 con il nuovo titolo di Lacrime impure - e si evidenzia nel bacio scambiato tra Zanna e il padre superiore, interpretato dall'attore tedesco Andrè Hennicke, che recita in ottimo italiano seppur con accento teutonico che richiama echi ratzingeriani. "Il momento del bacio omosessuale- spiega Costanzo - è l'antitesi del bacio di Giuda ma si avvicina a quello dei Karamazov, del Grande inquisitore, è insomma di stampo dostoevskijano ed è la risposta ad un invito ad amare".
Nessun giudizio teologico o politico dal giovane Costanzo, che ringrazia apertamente "il maestro Bellocchio per averci letto e aiutato", ma giusto una confessione: "Il mio cuore è con chi decide di lasciare il convento, ma una parte, ovviamente, risiede anche al suo interno".

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