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LA BERLINALE FESTEGGIA L’ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI NELSON MANDELA
Presentato Goodbye Bafana di Bille August, con Joseph Fiennes e Diane Kruger
Si sono appena riaccese le luci sul primo film italiano in concorso, In memoria di me di Saverio Costanzo, capace di entusiasmare la platea giornalistica, ed ecco arrivare, accolto abbastanza benevolmente, Goodbye Bafana, coproduzione europea (Germania, Francia, Belgio, il nostro Istituto Luce che lo distribuirà a marzo, e naturalmente Sudafrica) di forte impegno.
Il danese Bille August, ormai adottato da Hollywood, si è ispirato alla biografia di James Gregory, "Nelson Mandela da nemico a fratello", per dirigere questo film, che ripercorre quasi interamente I 27 anni di prigionia politica del leader sudafricano, attraverso la storia parallela della guardia carceraria che si è occupata di lui, riuscendo a rispecchiare nella sua storia personale, attraverso la sua evoluzione ed il suo cambiamento di prospettiva, tutte le vicende politiche ed umane che riguardavano il grande leader. Un film dai forti temi (razzismo, apartheid, violenza, prigionia) proiettato proprio il giorno del 27° anniversario della liberazione di Mandela.
Per presentare il film alla stampa c'erano il regista ed i tre protagonisti. In particolare Joseph Fiennes, che anche in questa occasione non ha smentito le sue non eccezionali doti, nel difficile ruolo di un uomo, che per quasi metà della narrazione è razzista ed inconsapevole delle ingiustizie che avvengono intorno a lui.
Fiennes ha fortemente voluto interpretare Gregory, dichiarandosi "onorato di poter partecipare ad un film sul più grande umanista di oggi, diretto da un grande regista umanista". Ha poi ricordato che, ancora giovane attore della Guildhall School di Londra, era stato portato dal padre a vedere il film Con le migliori intenzioni, proprio di Bille August, e che da allora era iniziata la sua stima verso di lui.
Diane Kruger (ancora un'attrice tedesca in un film non tedesco della Berlinale, come per In memoria di me), alla sua ennesima vetrina internazionale e, oltre che bellissima, abbastanza convincente nella parte della moglie un po' superficiale e inizialmente razzista. Un ruolo difficile proprio perché la Kruger assolutamente non condivideva le sue idee, tanto che quando aveva letto lo script era in dubbio se accettare la parte. Ma dopo aver conosciuto la vera Gloria è riuscita a cambiare idea: la moglie di Gregory era presente sul set e l'ha aiutata a creare il personaggio, spiegandole la sua evoluzione, e dimostrandole di essere una donna gentile e sensibile.
Grande interpretazione infine per Dennis Haysbert (nella foto, già interprete in Jarhead, Lontano dal paradiso) che in realtà si è dichiarato fortemente intimidito dal dover vestire i panni di un personaggio di questo calibro, per di più ancora vivo. E per riuscirci ha visto tutti i dvd e le registrazioni sonore dei suoi discorsi, riuscendo ad entrare in totale empatia con Mandela, tanto da ammettere che ogni sera, alla fine delle riprese, piangeva.
Haysbert, californiano, già attivista civile, ha visto accrescere la sua coscienza politica con questo film. Per lui, come per gli altri interpreti, in Sudafrica molto è cambiato dai tempi dell'Apartheid, ma bisogna fare ancora tanta strada contro il razzismo, anche in altri paesi. E che proprio a questo servono film del genere, per poter infondere speranza nella possibilità di un cambiamento.
Vero peccato, nei credits principali del film non figura nessun nome sudafricano.



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