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MI FIDO DI TE

di Massimo Venier

Sceneggiatura: Ale e Franz, Walter Fontana, Mauro Spinelli, Massimo Venier
Fotografia: Italo Petriccione
Montaggio: Carlotta Cristiani
Musiche: Paolo Jannacci e Daniele Moretto
Scenografia: Valentina Ferroni
Costumi: Bettina Pontiggia
Interpreti: Ale e Franz, Maddalena Maggi, Lucia Ocone, Ernesto Mahieux, Roberto Citran
Produzione: Roberto Bosatra, Marco Poccioni, Marco Valsania, Sifulum, Rodeo Drive in collaborazione con Medusa Film e Sky
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia, 2006
Durata: 100'
Data di uscita:
9 febbraio 2007
Sito ufficiale

MI FIDO DI TE
2

Volete fare un lungometraggio di denuncia sociale? Va bene. Volete fare satira alla maniera di Zelig? Ok. Volete riproporre le dinamiche comico-malinconiche a lieto fine dei film di Aldo-Giovanni-Giacomo? D'accordo. Basta che non ci imponiate quasi due ore di pellicola "alla puttanesca" in cui c'è tutto ed il contrario di tutto! Mi fido di te , opera seconda di Ale & Franz (il primo era La terza stella, del 2004) include una tale quantità di  luoghi comuni sulla nordica italietta contemporanea, da risultare decisamente poco credibile.
I personaggi femminili sono bidimensionali e le gag di Ale e Franz sono le stesse di sempre, ovvero quell'agrodolce da panchina cui ci hanno abituato dal loro secondo anno a Zelig. Se, invece, i ritmi fossero stati quelli del "Noir", il loro sketch migliore, questo film sarebbe stato un gioiellino. Ed invece no. Unico interprete interessante, ma lo è sempre stato, Ernesto Mahieux che ricordiamo ne L'imbalsamatore di Garrone (2003) e nel recente, bellissimo e bistrattato Nuovomondo di Crialese (2006). In Mi fido di te, il sessantunenne attore napoletano intepreta il ruolo di uno strozzino alla Kusturica dal soprannome improbabile di Kappadue.
Guardando il cast tecnico, frustra il pensare che questa produzione si avvale del valente Italo Petriccione, direttore della fotografia di capolavori come Mediterraneo di Salvatores, e di Mario Iaquone, cui dobbiamo il "suono" de L'amore molesto di Martone e del recente, bellissimo, Romanzo criminale di Placido. Purtroppo, quando la sceneggiatura è semplicistica...il resto viene a cadere.
Un tema come quello dei due truffatori si espone al confronto con precedenti ed interpreti talmente illustri (da Totò a Clooney), che è quasi impossibile non cadere. Se, inoltre, si pensa che a questo progetto sono stati dedicati due anni di lavoro, una reazione istintiva e, si perdoni la polemica, porta a concludere: "Limitarsi a Zelig, no?".

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