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SEGRETARIO PARTICOLARE

di Nicola Molino

Sceneggiatura: Nicola Molino
Fotografia: Giancarlo Ferrando
Montaggio: Mauro Bonanni
Musiche: Francesco Gazzarra
Scenografia: Alfonso Rastelli
Costumi: Rita Carta
Interpreti: Sergio Graziani, Cosimo Cinieri, Anna Orso, Patrizia Pezza, Corso Salani, Remo Remotti
Produzione: Andrea De Liberato - Poetiche Cinematografiche, con il contributo del MiBAC
Distribuzione: Sharada
Nazionalità ed anno: Italia, 2005
Durata: 90'
Data di uscita:
9 febbraio 2007
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SEGRETARIO PARTICOLARE
2

Sul finire dell'esistenza, un uomo di oltre settant'anni galleggia tra presente e sprazzi di passato. Rivede episodi dell'infanzia, vissuta con la madre che si prostituiva, quand'era già portato a tenere la contabilità. Da ragazzo, la Resistenza. Poi il lavoro, per vent'anni segretario di un avvocato prima e di suo figlio in seguito. A causa di quest'ultimo, onorevole truffaldino e fedifrago, ha subito noie giudiziarie perché usato per illeciti giri di denaro in quanto reso vulnerabile dall'apatia sviluppata negli anni.
Il suo è un carico non solo di fallimenti professionali, ma soprattutto di pene emotive. Infatti non ha avuto figli, la moglie è tata ridotta a vegetale da un ictus, l'amico pieno di vitalità gli viene ucciso davanti agli occhi nel corso di una rapina. Da parecchio tempo sommerso dai ricordi, non nutre più interessi, ha perso lucidità, si sente confuso e indifferente.
Prima regia per Nicola Martino, autore in precedenza di un paio di sceneggiature, con un quadro cupo in cui la politica parlamentare è immorale e avida, la Giustizia impotente, la società violenta. E per l'uomo arrivato alla terza età non c'è neanche il conforto degli affetti: chi chiede se è stato un buon marito ad una compagna che non può più rispondere, chi non prova più amore, chi vive solo e dilapida gli averi in incontri notturni finendo picchiato e derubato. Cameo per Remo Remotti (anche pittore, scultore, autore teatrale, umorista, conosciuto per "Roma addio", canzone-omaggio alla sua città), mentre gli altri interpreti vengono da molta televisione e pure l'impianto generale è un po' quello.
Amaramente crepuscolare, dialoghi a tratti stridenti, in un'andatura da indolenza estiva la cinepresa indugia sul volto del protagonista assorto nella memoria o attento osservatore che ancora studia la realtà circostante. Il film rispecchia lui, distaccato e senza più molto da dire.

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