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INLAND EMPIRE - L'IMPERO DELLA MENTE

di David Lynch

Sceneggiatura: David Lynch
Fotografia: David Lynch, Erik Crary, Odd Geir Saether, Ole Johan Roska
Montaggio: David Lynch
Musiche: AA.VV.
Scenografia: Melanie Rein, Gretchen Houk
Costumi: Karen Baird, Heidi Bivens
Interpreti: Laura Dern, Jeremy Irons, Harry Dean Stanton, Justin Theroux, Diane Ladd, Julia Ormond, William H. Macy
Produzione: INLAND EMPIRE productions- David Lynch, Mary Sweeney
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno: USA/Polonia/Francia, 2006
Durata: 168'
Data di uscita:
9 febbraio 2007
Titolo originale: INLAND EMPIRE
Sito ufficiale
Sito italiano 
Trailer

INLAND EMPIRE - L'IMPERO DELLA MENTE
3 e mezzo

Nikki Grace e Devon Berk sono le star dell'ultimo film del regista Kingsley Stewart, rispettivamente nei ruoli di Susan Blue e Billy Side. Il film è il remake di un progetto che costò la vita ai due protagonisti: Nikki e Devon corrono un pericolo non minore, vista l'attrazione che provano e il pericoloso marito di lei. Senza contare che Nikki si ritrova imprigionata nella vita e nel ruolo di Susan, senza poterne uscire...
Ribadiamo il concetto già espresso a Venezia, quando il film venne presentato fuori concorso (e al regista assegnato il Leone d'Oro alla carriera): benvenuti nel favoloso, alogico, autoreferenziale mondo di David Lynch. Non che il giudizio espresso allora cambi o venga ridimensionato da una reiterata (ma sempre necessaria) visione: anzi, forse è proprio rivedendo il film che ci si accorge maggiormente della sua (incredibile) compattezza, del suo senso compiuto che ovviamente non va cercato nella trama, ma nella struttura.
Accennavamo in settembre alla rigorosa "classicità" delle strutture filmiche lynchiane, composte da prologhi ed epiloghi grondanti il senso dell'intero film: INLAND EMPIRE non fa eccezione, nella sua travolgente e fluviale successione di scene raccordate esclusivamente da analogie, rimandi e raccordi di carattere onirico, una "strada perduta" che inizia idealmente dove terminava il suo celebre predecessore Mulholland Dr.: e rispetto al quale procede in direzione inversa, da una dimensione irrazionale verso la sfera del "normale".
Salta maggiormente all'occhio, nello specifico, l'inversamente proporzionale tra il "cosa" viene raccontato e il "come". In altre parole, al di là della miriade di fumosi particolari (e non su tutti val la pena di accanirsi, se è vero che i sogni hanno una loro logica insondabile...), INLAND EMPIRE è un film estremamente semplice e leggibile, il cui senso scaturisce dal ribaltamento finale di prospettiva che non riveleremo ma è simbolo fin troppo evidente del "niente è come sembra" in un film dove nulla è ciò che appare.
Una verità semplice, "provinciale" come l'universo dicotomico di David Lynch e la sua eterna rappresentazione di Bene e Male, forse troppo poco per far accettare allo spettatore un film di quasi tre ore che richiede l'implicita  accettazione di un universo interno e autoreferenziale, quello di Lynch stesso: il quale "ricicla" e dona nuovo senso ai progetti sviluppati (o solo annunciati) sul suo sito (la sitcom Rabbits, il "dramma radiofonico" mai realizzato Axxon N., il corto Darkened [Darken'd] Room di cui tornano le inquadrature), creando un mondo e affermandone l'esistenza in uno strepitoso finale dove solo chi non è reale può presenziare: mentre i vivi, quelli veri, sono fuori dall'incubo e ricompongono nella realtà i pezzi del loro mosaico/vita.
La drammaturgia dell'ultimo Lynch è tutta nella contrapposizione tra realtà e finzione, con le pedine-personaggi in bilico su questo crinale, e dove il raggiungimento del picco emotivo è l'autoconsapevolezza di appartenere a un universo di finzione.
Nel bene e nel male, la summa della cinematografia del regista di Missoula, un'esperienza visiva estenuante ma da provare, impossibile da ottenere senza il carisma della sua attrice "storica" Laura Dern, penalizzata oltremodo da un doppiaggio che come in Fuoco cammina con me! stravolge il sound design originale abbassando i volumi di ogni scena e togliendo molto in termini di inquietudine.
E il video? Ormai, a quello ci si è rassegnati: l'utilizzo che Lynch ne fa è fin troppo funzionale alla "narrazione", distorcendo volti schiacciati in primo piano e creando vere e proprie textures di corpi e volti. Ma non ci strapperemmo i capelli più di tanto, se tornasse sui suoi passi (e al 35mm).

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