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HANNIBAL LECTER – LE ORIGINI DEL MALE

di Peter Webber

Sceneggiatura: Thomas Harris
Fotografia: Ben Davis
Montaggio: Pietro Scalia, Valerio Bonelli
Musiche: Ilan Eshkeri, Shigeru Umebayashi
Scenografia: Allan Starski
Costumi: Anna Sheppard
Interpreti: Gaspard Ulliel, Gong Li, Rhys Ifans
Produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica in associazione con Ingenious Film Partners LLP, Zephir Films, Etic Films, Cathago Films
Distribuzione: Filmauro
Nazionalità ed anno: Italia/Gran Bretagna/Repubblica Ceca/Francia, 2007
Durata: 117'
Data di uscita:
9 febbraio 2007
Titolo originale: Hannibal Rising
Sito ufficiale
Sito italiano

HANNIBAL LECTER – LE ORIGINI DEL MALE
1

Lituania. La seconda guerra mondiale sta volgendo al termine e l'ombra dei sovietici domina il paese. Un bambino dallo sguardo intenso, custodisce la sua bellissima piccola sorella, dopo la scomparsa dei genitori in una tragica esplosione. A nessuno verrebbe mai in mente che, quel bambino, diverrà in pochi anni il più sanguinoso ed efferato cannibale della storia del cinema: Mr. Hannibal Lecter.
Premessa intrigante per questo prequel di prequel, diretto da Peter "Orecchino di perla" Webber ed interpretato dalla giovane star francese Gaspard Ulliel. Purtroppo, la realtà è un'altra. Se ne è fatta di strada dal primo Hannibal (all'epoca, il suo cognome era Lector) del lontano 1986, diretto da Michael Mann ed interpretato dal bravissimo Brian Cox (filmografia oceanica, noto al pubblico televisivo come Jack Langrishe in Deadwood). Eppure, nonostante ciò, in questa produzione nostrana manca la verve e la presenza della Loren d'oriente (una sempre più sensuale e talentosa Gong Li, in grado di reggere la scena da sola nei panni della misteriosa Lady Murasaki) non è sufficiente a farci mandar giù la gratuità degli omicidi di Lecter che, dopo una mezz'ora, non fanno più alcun effetto e sprofondano lo spettatore in una fase narcolettica dalla quale è dura riprendersi. Complice negativo, in tal senso, è la lunghezza spropositata del film (117 minuti), la cui sceneggiatura è talmente esile da poter essere sviluppata agevolmente in un'ora. Per quanto Ulliel sia carismatico, si fa una gran fatica a non mettersi a ridere quando, da un'infanzia travagliata durante la guerra, si trasforma in un giovane medico in grado di guidare la moto, muoversi con riflessi felini, usare una katana senza ferirsi, essere colpito senza riportare un graffio e percepire la presenza dei cattivi nell'ombra meglio del Cruise di MI. Fantasia, sì, cari sceneggiatori, ma che sia coerente.
Un giovane Hopkins con uno script serio avrebbe fatto di questa trasposizione del primo romanzo di Harris (nelle librerie italiane dallo scorso 16 gennaio, edito da Mondatori) un capolavoro. Peccato.
Menzione d'onore per il brillante Rhys Ifans, che ammiriamo nei panni del crudele Vladis Grutas per colpa del quale "tutto ebbe inizio". Questo trentanovenne gallese è il vero pezzo da novanta del film, in grado di passare dalla follia clownesca e tenera di Notting Hill (era il coinquilino "sessualmente agitato" di Hugh Grant) alla maniacalità ossessiva de L'amore fatale.

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