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LUC BESSON: “ARTHUR”, PERCHÉ L’EUROPA NON SIA DA MENO DELL’AMERICA

Il cineasta francese a Roma per presentare la nuova pellicola Arthur e il popolo dei Minimei, che fonde live action e animazione in 3D (01 distribution, 350 copie dal 9 febbraio)

LUC BESSON: “ARTHUR”, PERCHÉ L’EUROPA NON SIA DA MENO DELL’AMERICA

Quello di Arthur e il popolo dei Minimei è il frutto di una lavorazione lunga ed estenuante, che tra preproduzione e finalizzazione del prodotto ha richiesto ben sette anni. Viene da chiedersi che età avremo per assistere ai prossimi capitoli di questa avventura che lascia la porta aperta a possibili sequels, ma è Besson in persona (nella foto), tra gli assordanti feedback dei malfunzionanti microfoni (tardivamente spenti), a rassicurare tutti: tempo ce ne vorrà, ma i prossimi film di Arthur saranno pronti nel 2009 e nel 2010.
"Per realizzare questo primo capitolo delle avventure di Arthur la fatica è stata grande. Sono state coinvolte 700 persone, e nessuno prima aveva lavorato ad un'animazione. Inoltre, da subito non avevo in mente un'animazione di tipo tradizionale ma una fusione con la live-action. Ragione per cui, anche la costruzione delle scenografie è stata più complessa del previsto."
Il responso del pubblico in Europa è stato notevole. "Ho già scritto quattro seguiti, ma logicamente era necessario constatare il ritorno economico del primo film. Il successo ci incoraggia ad andare avanti: vorrei ricordare che il film è stato finanziato interamente dalla mia società l'Europa, senza alcun finanziamento esterno o sovvenzione statale. In Francia ci sono molte possibilità di ottenere un finanziamento, ma per me non è facile: prima non ero abbastanza famoso per ottenerlo, ora lo sono troppo!"
Il film è ambientato nel Connecticut degli anni '60, una scelta particolare che investe scenografie e musiche di una precisa responsabilità e che Besson giustifica con un certo puntiglio: "I Minimei, un popolo di esseri minuscoli che vivono nell'erba del giardino del giovane Arthur, non potrebbero vivere oggi, nei prati invasi da pesticidi, tagliaerbe e autostrade. Ecco perché ho ambientato tutto nel passato. Ma ho scelto gli USA anziché la Francia, perché le campagne statunitensi di allora non portavano i segni della seconda guerra mondiale come quelle francesi". E a chi gli rimprovera l'uso un po' troppo "libero" delle canzoni (evidenti i richiami al vintage di Pulp Fiction e agli anacronistici Bee Gees e Bowie), risponde semplicemente così: "Mi piaceva...".
Inevitabile che, con un regista-imprenditore di se stesso qual è Besson, il discorso venga a cadere sulla situazione cinematografica europea, francese e (anche) italiana. "Bisognerebbe ci rendessimo conto della nostra vera forza: venti secoli di cultura e storia che gli americani non hanno: e infatti i maggiori successi della Disney sono adattamenti di favole europee. Numericamente, siamo 450 milioni di europei contro 300 di americani: eppure il 70% di chi lavora per la Pixar a Silicon Valley sono europei che in patria non trovano lavoro. Quello che io, nel mio piccolo, ho dato per realizzare questo film. Si parla molto di crisi del cinema; quello italiano è certamente messo peggio di quello francese, che possiede il 45% delle quote di mercato; io non ci guadagno di più, ma grazie anche ai miei incassi l'industria permette ad altri registi di fare i propri film. Quello che non capiamo è che i film sono il metodo migliore, e il meno costoso, per vendere all'estero l'immagine del proprio paese. Quello che fanno gli americani, che in questo modo hanno esportato i loro ideali e il loro way of life. Bisognerebbe riuscire a fare altrettanto, con i nostri mezzi e la nostra cultura."

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