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ARTHUR ET LE MINIMOYS – BANDE ORIGINALE DU FILM
di Eric Serra
Track Listing:
1. The Minimoys Overture 2:20
2. Nice Town 1:25
3. Arthur And The Aqueduct 1:22
4. The Phonecall And The Waxcake 2:44
5. Davido And The Watertank 0:40
6. Small As A Tooth 1:23
7. Stolen Kiss 1:08
8. Grandpa's Mission 1:07
9. The Cloth Ladder 1:13
10. Bogo Matassalai 4:02
11. Try To Be Convincing 1:53
12. Third Ring For The Soul 1:29
13. The Land Of The Minimoys 3:26
14. Central Gate 1:18
15. The Blueberry Catapult 1:15
16. Lovebirds 1:17
17. Feeding Time 1:20
18. The Sword Of Power 1:52
19. Arthur The Hero 2:08
20. Patchimole 1:34
21. Cosmonut 2:18
22. Nutboat And Laces 1:07
23. Ballad For Granny 1:06
24. In Bed With Selenia 1:53
25. Red Poppy Night 0:58
26. Dragonfly Eggs 0:45
27. Evil Straws 1:02
28. Koolo 1:32
29. Malthazar 4:15
30. No Kiss But Tradition 1:04
31. Showtime In Necropolis 3:18
32. Timeballs 1:16
33. Solid Gate 0:55
34. Eternally Grateful 1:15
35. A Beautiful Sunday 1:30
36. Destruction Of The Seides 2:41
37. A Bowl Of Rubies 1:16
38. Greed And Loneliness 1:20
39. The Minimoys Finale 3:07
40. En Minimoys - Les Minivoys 3:27
41. Go Girl - Snoop Dogg 3:36
42. It's A Beautiful Day - Elijah 3:22
Durata totale: 78:19
Etichetta: Podis
Anno: 2007
Note: Oltre all'edizione francese datata 11 dicembre 2006, qui recensita, è disponibile quella americana (Arthur and the Invisibles) su etichetta Atlantic/Wea, uscita il 9 gennaio con lievi modifiche alla scaletta e un inedito di Jewel in testa, Quest For Love.
Produzione alle stelle per la colonna sonora di Arthur e il popolo dei Minimei, come la composizione e la cura dei timbri. I suoni sono quelli della tradizione "classica", ma pompati all'inverosimile. Ormai ci siamo abituati. L'attenzione posta dal compositore nella cura dei dettagli rasenta il maniacale. Ci sono talmente tante melodie che in effetti si stenta a trovarne una portante, troppo di tutto. Troppi suoni, troppi abbellimenti e troppo ambiente; sì che la produzione ormai la fa da padrona in tutti i prodotti di un certo livello, ma qui si rischia il colare di miele dalle orecchie. Manca del tutto l'asciutto.
L'intuito del compositore, al contrario, risulta fresco e godibile, a tratti quasi sorprendente. Non che manchi il trito e ritrito, solo che qui viene abbellito e un po' nascosto dalla scelta degli elementi giusti al momento giusto, seguendo i canoni, ma con un occhio attento al nuovo. Ne è passato di tempo dalle colonne sonore dei primi kolossal, bisogna adeguarsi. Eric Serra ci riesce con classe e senso di responsabilità.
Il disco di per sé è godibile. Certo ci vuole coraggio, o una buona dose di vena romantica, per uscire dal tempo e ascoltare quasi un'ora e venti di orchestra venir fuori da chissà quale aggeggio digitale. Si verrà comunque ripagati da slanci inaspettati e da atmosfere pregne d'ispirazione che solo i compositori più pertinenti riescono a trasmettere. Certo, le parti più tristi non istigano al pianto prima del suicidio, così come quelle allegrotte non fanno venir voglia di organizzare un festino al più presto, ma questo appiattimento emotivo sembra ormai diventato uno standard di qualità dell'industria, quasi a voler far capire che le potenzialità ci sono ma non si vogliono utilizzare.
Tutto questo è valido fino al punto in cui non arrivano le ultime tre canzoni, ché di canzoni si tratta. Con la batteria! Ebbene, En Minymois resta la più riuscita, con una ricerca dei suoni veramente niente male, unita all'utilizzo di voci bianche e bassi baritonali provenienti dalle più diparate sorgenti. Serra a questo punto dà tutta l'idea si sentirsi a proprio agio, riuscendo a mescolare fiati, bassi e chitarre con cori ed effetti senza dare il minimo segno d'affollamento nel mix totale. Bel pezzo. A seguire vengono due brani dove, oltre all'estrema cura dei suoni e dei tempi, in particolare della batteria e delle voci, e un certo rimando al sound dei Weather Report nel secondo pezzo, non c'è nulla da segnalare.


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