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LA RICERCA DELLA FELICITÀ
di Gabriele Muccino
Soggetto: tratto dall'omonimo libro autobiografico di Chris Gardner
Sceneggiatura: Steven Conrad
Fotografia: Phedon Papamichael, A.S.C.
Montaggio: Hughes Winborne, A.C.E.
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: J. Michael Riva
Costumi: Sharen Davis
Interpreti: Will Smith, Thandie Newton, Jaden Christopher Syre Smith
Produzione: Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tisch, James Lassiter - Overbrook Entertainment/Escape Artists
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Usa, 2006
Durata: 117'
Data di uscita: 12 gennaio 2007
Titolo originale: The Pursuit of Happyness
Sito ufficiale
Sito italiano
Trailer
Soundtrack
Note: candidato a due Golden Globe: Miglior Attore Drammatico (Will Smith) e Miglior Canzone Originale (A Father's Way)
La vera storia di Chris Gardner (Will Smith) e della sua risalita disperata e rabbiosa verso una vita dignitosa per sé e per il piccolo Christopher, suo figlio (Jaden Christopher Syre Smith, cinque anni, realmente figlio dell'attore). Nella San Francisco del 1981 un uomo che perde tutto, ma non la speranza di poter realizzare il sogno di felicità americana. Una strada tutta in salita, contando unicamente sulle proprie forze. E appellandosi alla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Si parla di sogni, in questo film. Sogni che partono dal basso, guardando insonni un soffitto sporco in un appartamento certamente non lussuoso in un quartiere che non si può definire residenziale. Dove gli abitanti si chiamano signora Chu e usano i telefilm americani come metodo di insegnamento scolastico e perfino le scritte sui muri contengono errori di ortografia (happiness con la y, ripreso nel titolo originale del film). Ma Chris sa di essere diverso. Migliore. Vincente. È sempre stato il primo in ogni cosa, dalla scuola alla soluzione del cubo di Rubik, e questo deve - necessariamente - significare qualcosa.
"Se hai un sogno, devi difenderlo... Se vuoi qualcosa, vai e prenditela", dice Chris al figlioletto, proprio come sua madre diceva a lui. Ma essendo uno che sa di potercela fare, Chris non ha bisogno di passaggi intermedi per raggiungere il suo sogno: da venditore ambulante di un macchinario medico che nessuno vuole a broker in una importante società non è un'impresa impossibile. Nonostante abbandoni coniugali, sfratti, furti e chi più ne ha più ne metta, Chris non perde mai di vista l'obiettivo. Ma guai a confondere la ricerca della felicità e la realizzazione del sogno americano con desideri materiali, quali il successo economico: Chris vuole soltanto una vita dignitosa e felice per sé e per suo figlio. Che l'improvvisa illuminazione riguardo al mestiere più adatto per le proprie capacità scaturisca dal vedere un uomo parcheggiare una Ferrari, e che quell'uomo sia un broker, è fuorviante...
Hard work pays, il lavoro duro paga, e dal punto di vista di questa ineccepibile massima tutta americana, soprattutto nel corollario che prevede che non può essere altrimenti, perché è solo questione di perseveranza, tutto fila liscio. Certo, è una morale ingombrante, ma tant'è. Il merito del film sta nell'averla - abbastanza - diluita nella personalizzazione della vicenda - cosa non affatto scontata, neanche in un film biografico - fino a renderla il meno supponente possibile. Chiaramente molti meriti vanno all'ottima interpretazione di Will Smith e del di lui figlio (che a suo dire nelle sequenze a due gli ruberebbe la scena), nonché al regista Muccino, che è riuscito a cavarsela piuttosto bene con questo primo film in lingua inglese.
Molto, molto buona la sceneggiatura di Steven Conrad, che sa pescare con la giusta libertà in una vicenda come ce ne sono poche ma che francamente sarebbe risultata anche noiosa se presa nella sua interezza. La sceneggiatura è invece solida, piuttosto agile e ricca di rimandi - con personaggi che ritornano come se fossimo in un paesello anziché in una metropoli come San Francisco - e con una interessante poetica della perdita degli oggetti.
Chris infatti viene continuamente espropriato, in maniera lecita e non, di ciò che gli appartiene - casa, macchina, denaro, effetti personali vari, per estensione "perde" anche la moglie -, a volte riesce a recuperarli, ma tante volte la loro ricerca/inseguimento si rivela soltanto una perdita di tempo, una distrazione. Significativamente, nel momento peggiore, anche il figlioletto perderà qualcosa di estremo valore - per lui -, quasi il segno di un destino che potrebbe ricadere, come una colpa, dal padre verso di lui.
Qualche picco glicemico di troppo qua e là, ma forse, vista la natura commerciale dell'opera, non se ne poteva proprio fare a meno.
Curiosità: l'uomo che attraversa rapidamente la strada a Will Smith nella penultima scena è il vero Chris Gardner.
haslan ha scritto:
Sullo stile di Muccino (e non poteva essere altrimenti!!), tanto fumo e poco arrosto, superficiale e privo di quei veri sentimenti che qui sono solo di plastica e preconfezionati.


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