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LE LUCI DELLA SERA
di Aki Kaurismäki
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Fotografia: Timo Salminen
Montaggio: Aki Kaurismäki
Musiche: Melrose
Scenografia: Markku Patila
Costumi: Outi Harjupatana
Interpreti: Janne Hyytiainen, Maria Jarvenhelmi, Maria Heiskanen, Ilkka Koivula
Produzione: Sputnik Oy
Distribuzione: Bim Distribuzione
Nazionalità ed anno: Finlandia/Germania/Francia, 2006
Durata: 80'
Data di uscita: 12 gennaio 2007
Titolo originale: Laitakaupungin valot
Sito italiano
Trailer
Note: Presentato in Concorso al Festival di Cannes nel 2006
È sera per Helsinki, tra cupi, vasti e vuoti paesaggi metropolitani - dai locali di lusso alle zone degradate - in cui non risiede umanità. Una città pervasa anzi dalla violenza, prodotto del deserto emotivo (il protagonista viene spesso guardato male, rischia di picchiarsi con un collega, subisce due pestaggi), che si fa spietata nell'approfittare della vulnerabilità sentimentale. Un panorama sociale rimarcato dalla scelta di una recitazione ostentatamente atona (ma di maschere di qualità, con un cast di provenienza teatrale), tutt'al più con abbozzi di sorrisi, ma soprattutto volti tristi o minacciosi. Le uniche luci, tenaci e disperate, sono mantenute vive - accompagnate da tango argentino e rock finlandese - dal romanticismo fragile del nostro "eroe" e dall'unica persona che a lui si interessa. Egli si aggrappa ciecamente alla possibilità d'amore, occasione di un'esistenza migliore e prioritaria rispetto al progetto di un lavoro in proprio.
Scrive, produce, dirige e monta l'artigiano Aki Kaurismaki, che rispetto al precedente L'uomo senza passato (secondo capitolo di una "trilogia del perdente" cominciata con Nuvole in viaggio) mantiene un messaggio di resistenza speranzosa, ma propende per interpretazioni dei personaggi ancora più minimali. Ed è tuttavia un'estremizzazione nella quale vanno persi proprio i pregi che quel film avevano fatto apprezzare. Per cui lo sconfitto di turno non ispira simpatia e manca di carisma, scompare quasi l'ironia, la maggiore nota d'assurdo è un vezzo che si scopre solo informandosi sui retroscena del film. Sappiamo così dell'esistenza di un altro filo conduttore, ovvero la bizzarra tradizione di una famiglia di cani attori, nel vero senso della parola. Qui abbiamo come "mascotte" Paju, bastardino i cui parenti erano presenti in altre opere del regista. Prima la bisnonna e poi la madre, che ha addirittura vinto la Palma d'Og (!) a Cannes.


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