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ROCKY BALBOA
di Sylvester Stallone
Sceneggiatura: Sylvester Stallone
Fotografia: Clark Mathis
Montaggio: Sean Albertson
Musiche: Bill Conti
Scenografia: Franco-Giacomo Carbone
Costumi: Gretchen Patch
Interpreti: Sylvester Stallone, Burt Young, Antonio Tarver, Milo Ventimiglia, Geraldine Hughes, Tony Burton
Produzione: Charles Winkler, Billy Chartoff, David Winkler e Kevin King - MGM Pictures, Columbia Pictures, Revolution Studios
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 102'
Data di uscita: 12 gennaio 2007
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Trailer
Soundtrack
Rocky Balboa vive ancora a Philadelphia: i fasti e la gloria sono acqua passata, e l'ex pugile passa le serate raccontando vecchie storie ai clienti del suo ristorante "Adrian's", il nome della moglie, morta nel novembre 2002 e da lui profondamente rimpianta. Una sera, durante una trasmissione sportiva, una simulazione al computer mette Balboa contro l'attuale campione del mondo dei pesi massimi, Mason "The Line" Dixon: a sorpresa, è Rocky a vincere. I manager di Dixon fiutano l'affare e lo contattano per un vero match: per Rocky è una nuova opportunità, l'ultima, per dimostrare a se stesso e a chi ama che il suo cuore è ancora quello di quando era giovane.
Preceduto da lunghi brividi sulla schiena dei suoi fans a causa di un plot rischioso e vagamente improbabile, Rocky Balboa conquista invece il cuore dello spettatore: si torna finalmente a respirare aria di cinema popolare, quello che non si fa più e di cui si avverte una grande mancanza, almeno a prestar fede alla calorosa partecipazione riservata al film, in attesa del pubblico, dalla critica stessa. Quel cinema che ha fatto di Rocky la sua bandiera, nel bene e nel male, dal notevole prototipo fino ai sequel che negli anni ‘80 ne minarono la purezza primigenia in nome della fredda (in tutti i sensi) propaganda guerrafondaia (ne fece le spese l'allora e prossimo compagno di merende John J. Rambo).
Un cinema che, anacronisticamente, torna a fare capolino in un progetto ritagliato su misura del suo protagonista invecchiato, operazione analoga e speculare al primo Rocky di ormai trent'anni or sono. Se è il sintomo di un nuovo riflusso o di chissà quale altra implicazione sociologica, lo scopriremo grazie ai riscontri del botteghino. Ma certo questo capitolo finale non merita l'oblio del suo predecessore, quel quinto capitolo diretto da Avildsen che Stallone non ha mai amato. Al punto da far tornare Rocky sul ring, sfidando le leggi dell'anagrafe e vincendo una sfida che sembrava persa in partenza: un percorso produttivo che sembra la trama del film, a cui perdoniamo volentieri qualche scena poco riuscita e un antagonista (il campione dei mediomassimi Antonio Tarver) sviluppato meno a fondo di quanto le premesse avrebbero fatto pensare: la regia di Stallone è rozza ma efficace, naif ma lucida quanto basta per tratteggiare un mondo dai valori ormai perduti e una boxe moderna che è la copia sbiadita dei tempi di Alì e Balboa, e cerca nuova linfa nel passato, come è avvenuto quando Foreman tornò sul ring a metà anni '90. Significativi, in questo senso, tanto la simulazione al computer tra stelle del passato e il cameo di un Mike Tyson che molto ha ispirato il copione di Stallone, il quale disseminando continui rimandi alla realtà coglie più di una volta nel segno e mostra una sincerità raramente avvertibile in prodotti ben più ragguardevoli dal punto di vista tecnico.
A questo si aggiunge un'autoironia doverosa e contagiosa: il training per il match vede Rocky fare i conti con i propri acciacchi, cui fa da contraltare l'immortale Gonna Fly Now di Bill Conti; il doppiaggio italiano (una tantum) si adegua, rispolverando dalla memoria collettiva il mitico "Ti spiezzo in due". Una partecipazione che si fa immedesimazione, fino a commuovere nel poetico finale che chiude la saga: una metacinematografica uscita di scena, anziché un prevedibile cupio dissolvi.
Si è compiuto un piccolo miracolo, fuori e dentro lo schermo. Da fuori, avevamo fatto il tifo che andasse a finire così, e così è stato...


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