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APOCALYPTO
di Mel Gibson
Sceneggiatura: Mel Gibson e Farhad Safinia
Fotografia: Dean Semler, ASC, ACS
Montaggio: John Wright, A.C.E.
Musiche: James Horner
Scenografia: Tom Sanders
Costumi: Mayes C. Rubeo
Interpreti: Rudy Youngblood, Dalia Hernandez, Jonathan Brewer, Morris Bird, Carlos Emilio Baez, Amilcar Ramirez, Israel Contreras Vasquez, Israel Rios
Produzione: Mel Gibson - Icon Production
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 138'
Data di uscita: 5 gennaio 2007
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Trailer
Soundtrack
Neanche il tempo di gustare il meritato tapiro cacciato il giorno prima, che la tribù di cacciatori maya del prode Zampa di Giaguaro viene sterminata dai guerrieri del re; i superstiti, al termine di un (molto) lungo viaggio, vengono trascinati al cospetto del sovrano e sacrificati al dio Kokolkan. Miracolosamente scampato, nell'ordine, alla semplice morte, all' estirpazione del cuore e alla decapitazione, Zampa di Giaguaro fugge nella giungla, inseguito dai suoi aguzzini in una caccia all'uomo dove niente verrà risparmiato. A noi, non a lui.
Dopo un temibile inizio, in cui il mito del bon sauvage viene riletto con l'ausilio di un paio di testicoli di tapiro, le successive due ore e venti svelano in modo impietoso il polpettone a cui Mel Gibson ci ha da tempo abituato; come sempre, il regista non esita a ricorrere alla componente più truce e compiaciuta della sua poetica per attirare l'attenzione sul progetto, più che sul film.
Si parlerà a lungo della violenza illecita o delle venature razziste, come del mancato divieto ai minori (che non avvenne neanche con La Passione di Cristo: la differenza è che questa volta il divieto è scattato ovunque fuorché da noi). Polemiche montate ad arte, che gioveranno agli incassi di un film di cui non si comprende il target. Ciò che invece non viene detto è che la storia, di per sé alquanto esile, procede per accumulazione in modo lineare e stereotipato (inquietanti le analogie con il videogame "Aztec", uscito per il Commodore 64 oltre vent'anni fa); i colpi di scena sono stravisti e non lasciano il segno (Zampa di Giaguaro gocciola sangue dall'albero mentre sotto di lui passano i guerrieri); i buchi di regia e sceneggiatura sono sorprendenti, nel finale come nel succitato inseguimento (che, occupando quaranta minuti di film, è impossibile non succitare).
Inevitabile così la ricerca della tensione con i pugni allo stomaco dello spettatore: c'è spazio anche per il primo parto acquatico della storia, qualche cranio fracassato o mangiato da una pantera, alcune trovate da cannibal movie finite in modo inquietante in una confezione mainstream che vuol prendersi maledettamente sul serio (c'è anche chi ha parlato di un incrocio "tra Malick e un b-movie", senza ombra di rimorsi).
Gibson accusa un popolo intero di barbarie profonda e di sangue, ragionando per blocchi grezzi (la civiltà decadente, i cacciatori puri e ancora incontaminati) e contrapponendo il tutto alla forza salvifica del cristianesimo incombente (rappresentato, nel deplorevole finale, dall'arrivo di Colombo) senza mai provare a mettere sull'altro piatto della bilancia le virtù di un popolo che, tra un sacrificio e l'altro, adoperava anche il concetto matematico dello zero al pari di arabi e cinesi. Lo stesso concetto opportunamente utilizzato per il giudizio dallo scrivente, che non può esimersi dal ringraziare i Maya stessi.
Ci sarebbe anche da eccepire su quanto la civiltà cristiana del "quasi 1500" fosse così pura e non corrotta, ma forse è meglio chiuderla qui. I sostenitori più accaniti di Gibson porranno l'accento sui fasti scenografici e sulla fedeltà del regista ai dettagli, a partire dalla lingua Yucateca usata nel film.
Saranno lieti di scoprire, con una certa sorpresa, che le tre caravelle sbarcarono nello Yucatàn, anziché a San Salvador come riportato in tutti i sussidiari del globo.
martin scortese ha scritto:
Va tutto come previsto. Perfino il democristiano Rutelli ha cominciato a dire la sua sul mancato divieto ai minori.
Evviva il paese degli uffici stampa!


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