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EDITORIALE GENNAIO 2007
Un anno fa eravamo pieni di speranze, enormemente motivati affinché ZabriskiePoint potesse in tempi brevissimi diventare punto di riferimento non solo del cinefilo più intransigente ma anche dell'appassionato "occasionale", provando ad arricchire la rivista unendo alla qualità che da sempre l'accompagnava anche l'ormai necessaria tempestività per offrire una copertura pressoché totale intorno alla realtà cinematografica italiana ed internazionale.
Sentiamo con orgoglio di aver perseguito l'intento, grazie agli sforzi e alla passione di un gruppo che, sempre in crescita, non dimentica di possedere quell'arma in più che solo la coesione e, perché no, l'amicizia, riescono a gestire. Siamo più stanchi, questo sì, ma le speranze e le motivazioni di dodici mesi fa sono rimaste immutate, messe più volte in pericolo da eventi e situazioni esterne alla nostra volontà, comunque tenute in salvo e violentemente difese affinché ZP, la sua Idea e la sua Immagine, ne risentissero il meno possibile.
Oggi ci ritroviamo qui, 365 giorni dopo, e sappiamo che il nostro viaggio - potenzialmente infinito - è in perenne e costante divenire, così come lo è stato e lo sarà il Cinema. Ogni viaggio che si rispetti, però, necessita di percorsi a ritroso, magari per ribattere sentieri significativi o per comprendere dov'è che non si è colta la vera essenza di un luogo o di un momento. C'è un posto, in ogni dove, che porteremo sempre con noi, che sentiremo nostro ancor prima di averlo conosciuto, che riporterà in superficie memorie e sensazioni graditissime. Un luogo, come La Cinémathèque française di Parigi, in cui il mondo sembra fermarsi per poi procedere secondo coordinate nuove, al di là del concetto stesso di spazio/tempo; un luogo che, oltre ad altrettante e numerose retrospettive, fino al prossimo 22 gennaio ospita una delle esposizioni più emozionanti e stimolanti mai dedicate alla Settima Arte, riuscendo nel difficilissimo compito di coniugare scientificità e rapimento sensoriale attraverso quel magnifico momento rappresentato, ormai quasi cento anni fa, dal Cinema Espressionista Tedesco (nella foto uno dei disegni esposti, firmato dallo scenografo Andrei Andrejew all'epoca della realizzazione del film Raskolnikov di Robert Wiene, basato sul protagonista del "Delitto e castigo" dostoevskijano e finito di girare nel 1923).
Perché il ritornare e il ripartire, il viaggio e il sapersi perdere ci accompagnino in questo nuovo, speriamo ottimo, anno.
schumi ha scritto:
Schumi
...Un editoriale che parte dal cuore...forse uno dei più toccanti direttore!
boosta pazzesca ha scritto:
Buon anno! Finalmente siete tornati, me sa che ve ce eravate persi bene ner concetto di spazio tempo.
so stata sur sito della cinemathéque ma è tutto in francese, chi me po' fare un riassunto?
jack torrance ha scritto:
Lascia stare le cose scritte, buttate sulle figure...



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