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BABBO “DE LAURENTIIS” NATALE
Non perde un colpo il "produttor dei produttori" e con la solita vivacità parla alla stampa romana del suo Natale a New York, ovvero il 24° cine-panettone, facendo notare - a chi non l'avesse ancora capito - che è sua la paternità del fortunato genere cinematografico
Doveva essere girato nel 2001 il Natale della Grande Mela, ma qualcosa di drammatico lo ha impedito. Allo scadere del 2006 finalmente ci siamo: il 15 dicembre arriva in 730 sale Natale a New York, regia di Neri Parenti, con Christian De Sica, Claudio Bisio, Massimo Ghini, Fabio De Luigi, Sabrina Ferilli ed Elisabetta Canalis. Manca, ovviamente, Massimo Boldi, che vedremo invece in Olè. Ma questa è un'altra storia..
Co-firmato alla produzione dal figlio Luigi (giusto per non perdere lo storico binomio che Aurelio siglò coll'omonimo padre), Natale a New York è stato girato in 7 settimane (con 7 mesi di scrittura da parte di un team di sceneggiatori specialisti, tra cui Fausto Brizzi) per un costo di "oltre 10 milioni di euro", specifica De Laurentiis. "Non crediate che questi cine-panettoni siano film facili; anzi. Sono costosissimi e duri da girare, specie quest'ultimo in una metropoli come New York".
Ma al di là delle vicende produttive, sono le polemiche ad interessare tanto il parterre di giornalisti quanto il nutrito tavolo di "cast and crew". "Non mi interessa la concorrenza degli altri: mi basta che il mio film faccia la sua solita bella figura al box office. E poi tanto cinema italiano fa solo bene contro la supremazia dei blockbuster americani!". E sugli attacchi dei fratelli Vanzina (registi del concorrente Olè) rispetto alla paternità del cine-panettone, De Laurentiis rilegge addirittura uno scritto di Carlo (Vanzina) che testimonia quanto "l'idea originaria di Vacanze di Natale fosse di Aurelio". Fugato ogni dubbio, si passa agli attacchi dell'Italia, "Paese provinciale, vecchio, incapace di essere veramente internazionale. I nostri giovani registi non parlano l'inglese, non osano tentare il mercato globale. L'unico a salvarsi è Gabriele Muccino (per cui si profonde di elogi, ndr) che ha portato il suo talento a Hollywood. Ho persino offerto a Paolo Sorrentino dei soldi per andare a studiare in America, mi ha risposto "no grazie". In Italia non sappiamo più difendere neppure il parmigiano, figuriamoci i film. Basta fare opere che non comunicano con la gente, il cinema deve essere attento al pubblico, altrimenti per chi lo facciamo?".
Zittisce il cast, padron Aurelio, che però di tanto in tanto fa capolino con tanto di battute comiche; dice Bisio, uno dei tanti che De Laurentiis mutua dalla televisione: "Con questo film mi sento realizzato, "rotondo" direi, perché faccio una cosa bella e visibile a tutti. I miei ultimi film hanno talmente spiazzato il pubblico che ha pensato di non vederli affatto!". Mentre De Sica, non insensibile alle ovvie frecciate boldiane di qualche giorno fa, ammette "Boldi ha detto bugie su di me, poi lo ha ammesso. Non siamo nemici, anzi. Però non lavoreremo più insieme, di certo". E infatti il team non è più una coppia, ma un vero cast corale.
Da parte sua Neri Parenti, navigato (e diplomatico) regista toscano di commedie con un pedigree che va da vari Fantozzi a parecchi Natali a.. , risponde con la migliore battuta della giornata a una domanda che fa eco alla provocazione di qualche giorno fa fatta da Michele Placido ai registi impegnati ("Perché Bellocchio e Amelio non fanno commedie?"). "Perché non fa un film drammatico?". Risposta: "Quando Amelio farà Natale in Cina io farò un film drammatico".



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