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RUDY
di Andrea Bettinetti
Cast:
Nazionalità e anno: Italia, 2006
Distribuzione: Istituto Luce
Edizione: italiano
Sottotitoli: inglese, italiano per non udenti
Audio: dolby-digital 2.0
Schermo: letterbox 4/3 1.33:1
Durata: 52'
Extra: Assenti.
Note: Prodotto di buon livello. Buono l'audio, potente ed incisivo, molto nitido e chiaro. Bene anche la qualità dell'immagine con i live dai colori brillanti e nitidi, e le immagini di repertorio non al massimo dello splendore ma che sono comunque apprezzabili e messe meno peggio di quanto si possa credere. Peccato per l'assenza di extra, ma non si può volere tutto dalla vita...
Regione: 2
Sito ufficiale: http://www.luce.it/
Titolo originale: Rudy
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: N.G.
Bel documentario, questo dell'Istituto Luce sulla vita di Rodolfo Valentino, il primo divo della storia del cinema. Prima icona pop della storia, come ci spiega nel corso del film il critico d'arte Achille Bonito Oliva, Valentino entra ed esce dalla storia reale molto velocemente (morirà a soli trentun anni), per restare per sempre nella storia mediatica e virtuale del mito, dove realtà e finzione non si distinguono più. Montato bene e con un'accurata (anche se a tratti un po' accademica) alternanza di immagini d'epoca con il divo e interviste attuali a critici, biografi, storici del cinema, psicologi o semplici parenti dell'attore pugliese, il documentario comincia e termina con le immagini del funerale di Rodolfo Valentino, evento mediatico paragonabile a quello della morte e del funerale della principessa Diana; ma nonostante l'importanza di questo evento, considerato appunto come passaggio dalla vita reale alla fantasmagoria del mito Valentino, il documentario risulta appesantito non poco da queste immagini funeree così ricorrenti, come se l'icona dell'attore morto fosse più importante dei film che ha fatto o della vita tutto sommato inusuale (ovvio) che ha condotto. Come se, appunto, la morte fosse stato l'unico evento veramente reale reale e tutto il resto, gli amori (veri e combinati) le amicizie i rischi e le realizzazioni come puri le zone d'ombra della sua vita potessero apparire in ultima analisi come elementi tutti congegnati a dovere (da chi?) per costruire il mito. Si poteva forse rendere l'immagine di questo artista in maniera più positiva, meno agiografica e mitizzata, toccando di più la materia che pure avrà dovuto calpestare quest'uomo e così tante volte per conquistarsi la notorietà e la fama che ha avuto in vita. Anche se con il suo bel Cartier al polso (fu il primo a portare l'orologio da polso che dopo di lui divenne una moda), Valentino doveva essere più simile a un pugnace Chaplin che al dandy effeminato che traspare dalle ultime sequenze del documentario. Ma si sa, i miti non esistono se non c'è qualcuno che li alimenta. Artisti o meno che siano.
sniper ha scritto:
Ho cercato il dvd ma non riesco a trovarlo. Sapete dirmi dove si può trovare. Sono di Milano...
Grazie



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