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IL LABIRINTO DEL FAUNO
di Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro
Fotografia: Guillermo Navarro
Montaggio: Bernat Vilaplana
Musiche: Javier Navarrete
Scenografia: Eugenio Caballero
Costumi: Lala Huete
Interpreti: Sergi Lòpez, Ariana Gil, Ivana Vaquero, Maribel Verdù, Doug Jones, Alex Angulo, Roger Casamajor, Cesar Bea
Produzione: Estudios Ricasso, Telecinco, Tequila Gang, Esperanto Filmoj
Distribuzione: Videa C.D.E. e Warner Bros. Pictures Italia
Nazionalità ed anno: Spagna/Messico, 2006
Durata: 112'
Data di uscita: 24 novembre 2006
Sito ufficiale
Sito italiano
Soundtrack
Note: Selezionato per Cannes Film Festival 2006, Toronto International Film Festival 2006, Torino Film Festival 2006, candidato al Premio Oscar 2007 come miglior film straniero e vincitore di 3 Premi Oscar (Miglior Fotografia, Miglior Scenografia, Miglior Trucco)
In una cascina sperduta tra i boschi, in una località imprecisata della Spagna appena uscita dalla guerra civile, la piccola Ofélia, per sopportare le violenze inaudite di cui è testimone e soprattutto il patrigno, capitano dell'esercito franchista, si rifugia in un suo mondo fatto di fauni, esseri orrendi, cannibali e antiche leggende. Guillermo del Toro confeziona una favola noir rigorosamente per adulti, riprendendo i toni goticheggianti dei suoi film precedenti (La spina del diavolo, Hellboy, Blade II), realizzando la sua opera più compiuta.
E non è un caso che lo stesso tono dark è stato usato da Cuàron nel suo capitolo della saga di Harry Potter, testimoniando una vicinanza di sentimenti non casuale. Cuàron e del Toro si scambiano attori (la serva Mercedes è Maribel Verdù di Y tu mama tambien) e Cuàron, amico e mentore di del Toro, è coproduttore di questo film. Si può veramente parlare di una "new wave" messicana, contando nel gruppo Alejandro Gonzàles Inàrritu, Carlos Reygadas, e non dimenticando Robert Rodriguez). Tornando al film la parte più interessante è senza dubbio quella "reale", una dura accusa alle violenze insensate e miopi del fascismo, incarnate nel capitano Vidal (uno strepitoso Sergi Lopez, di Una relazione privata). La parte fantastica, genuinamente mitopoietica, è il contraltare di questa tremenda realtà. Come a dire: se un tempo i bambini potevano rifugiarsi nel dorato mondo delle favole, dove tutto era bello e possibile, ora la fantasia è proprio il luogo dove si concretizzano tutte le paure, dove tutti sono orribili (il fauno, l'uomo pallido, interpretati dallo stesso attore). E paradossalmente un po' di felicità si trova solo nella morte. Ancora una volta un autore porta sugli schermi contemporanei la violenza politica (parliamo di Ken Loach e il suo Il vento che accarezza l'erba): sintomo di una rinnovata coscienza morale dell'arte, che sta riscoprendo il suo valore sociale.


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