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THE ANDERSEN PROJECT, UN ALTRO DEI MONDI POSSIBILI DI ROBERT LEPAGE
Ci parla della solitudine dell'uomo Robert Lepage; del lato oscuro che può prendere il sopravvento nel nostro privato, protetti da vite di facciata, facendoci perdere in labirinti di cui è difficile ritrovare il bandolo e l'uscita; di fughe dalle cui conseguenze, quando si decide di tornare finalmente indietro, non ci si può più sottrarre. Regista di cinema e di teatro, attore, e molto altro ancora, nato nel 1957 in Québec, Canada, parte da uno sguardo trasversale, non banale e lontano da intellettualismi fini a se stessi, per costruire i mondi delle sue opere, i Possible Worlds, parafrasando il titolo di uno dei suoi film.
Ed è proprio da questo sguardo che nasce "The Andersen Project", presentato all'Auditorium Parco della Musica di Roma dal 27 al 29 ottobre, in prima nazionale, e che ha debuttato l'anno scorso in occasione del bicentenario della nascita dello scrittore Hans Christian Andersen. Contattato dal governo danese, inizialmente aveva rifiutato il progetto, non trovando stimoli da colui che conosceva per "Il brutto anatroccolo" e "La sirenetta". Ma dopo la lettura del diario privato del favolista - in cui si trovava un uomo dalla vita sessuale repressa, dedito all'onanismo, morto casto, reprimendo una omosessualità latente, profondamente solo - ha deciso di accettare. È così nata un'opera di 125 minuti, di cui è il solo interprete, dimostrando doti sorprendenti di trasformismo passando da un personaggio all'altro repentinamente, e allestendo con la sua compagnia Ex-Machina una scena dal gusto antico, abitata da video-fondali proiettati su un panorama meccanico pneumatico, con piattaforme mobili e ingranaggi, a conferma dell'attenzione di Lepage per un teatro che forza la tradizione per farla assomigliare alla contemporaneità. Ci troviamo di fronte, con un inizio di teatro nel teatro, a Frederic Lapointe, paroliere del Québec, che, in fuga da un rapporto di cui non vuole prendere le dovute responsabilità, su incarico dell'Opéra di Parigi si stabilisce nella capitale francese per scrivere il libretto di un'opera lirica per bambini ispirata ad una delle tante affascinanti, anche se meno conosciute, favole di Andersen, "La Driade"; al direttore dell'Opéra, un burocrate interessato al suo tornaconto più che all'arte, soggetto ad una insana dipendenza per i peep show; ad un giovane concierge nordafricano, Rashid, con la passione per i graffiti; ad una cagnetta, Fanny, psicanalizzata e sotto psicofarmaci; alla Driade, di cui si narra la favola tragica - ninfa che vive all'interno di un albero, ma che, per vedere Parigi, decide di uscirne, e muore; a Hans Christian Andersen in persona, perso nei suoi amori platonici, e nella sua solitudine. Corrono i cambi di scena e di personaggi; la recitazione ci sommerge di parole ironiche, e tristi; il tempo presente si intreccia a quello di Andersen, e al 1867, anno della Seconda Rivoluzione Industriale, e della Grande Esposizione Universale a Parigi sui ritrovati della tecnologia e della scienza, che segnò la fine del romanticismo e l'inizio del modernismo; un mondo, quello della favola, si mischia con la realtà e i fatti di cronaca attuale (l'insurrezione delle banlieue che ha messo in stato di guerra la Francia l'anno scorso): tutto scorre in modo naturale e fluido. Il modernista e romantico Lepage parla anche di se stesso, del suo sentirsi diverso, ed è capace di raccontare, creando un'atmosfera magica con la semplice luce di un'abat-jours, la favola scura andersiana, e perno parabolico dello spettacolo, de L'ombra, che mandò a morire il suo legittimo proprietario. Tutte parti di un unico, grande organismo, che sotto il nome Andersen, divenuto simulacro, pulsa, tenta di intrattenere, sorridere e sorprendere, ma che avverte la sua caduta e il suo vuoto. L'appiglio rimane, come nelle storie del favolista danese, il mondo animale, unico a salvarsi: Fanny rimarrà incinta e una cucciolata darà nuova speranza. Immerso nelle fiamme, il viso di Lepage, ingrandito e proiettato su uno schermo, dichiara la sconfitta dell'uomo. Ma solo grazie a questa sincerità, lucida e impietosa, sembra indicata una via di salvezza.
jack torrance ha scritto:
Era ora! Anche un po' di teatro, e Lepage è un genio...


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