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HONOR DE CAVALLERIA MIGLIOR FILM AL FESTIVAL DI TORINO
L'opera prima di Albert Serra si aggiudica il premio Lancia come Miglior Film alla XXIV Edizione del TFF
Contemplativo e perso nella sua testa, o preso a cogliere segni nel cielo. Corona d'alloro sulla fronte, spalla indolenzita dall'armatura, tra molti silenzi Don Chisciotte assilla Sancho dandogli dello stupido dormiglione al quale però vuole bene. Il fido scudiero prima faceva il muratore, adesso gli piace viaggiare vivendo nei ricordi delle avventure del proprio signore, e taglia l'erba con la spada forse per esercitarsi. Taciturno e mansueto, amabile nei gesti privi di motivi apparenti. Chisciotte invece si era perduto, ma ora ha trovato la strada. Dio gli ha dato un cammino da compiere, in giorni di spostamenti attraverso campi di cicale e mosche, nel vento degli uliveti. Per lui, abile schermitore, la cavalleria è civiltà che premia i sinceri. E inveisce contro il nemico, verso un punto indefinito all'orizzonte. Si considera vittorioso ma triste come la vita, perché esistono persone cattive. Sente la fine vicina, ed esorta Sancho a proseguire anche da solo il nobile tragitto.
Laureato in Filologia Spagnola e Teoria della Letteratura, Albert Serra ha scritto opere teatrali, diretto diversi video ed un corto. Con questo debutto nel lungometraggio - di cui è anche autore del testo e produttore - rivendica un cinema purista e di letteratura classica. Punta su quelli che ritiene i due aspetti principali del romanzo di Cervantes liberamente interpretato: l'amicizia e la confusione mentale. Utilizza attori non professionisti (trovando un protagonista ispirato), un digitale granuloso, un montaggio astratto, concettuale, né narrativo né consequenziale, intramezzato di sporadici incontri che chissà se, e in quale momento, avvengono. In una lirica di spazi psicologici ed agresti priva di naturalismo e che rivela, quando tutto è fermo, la propria assorta intensità. E vince come Miglior Film, insieme al Premio Speciale della Giuria, al Torino Film Festival.


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