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ADRIANO SOFRI – LE PAROLE DEL CARCERE – Adriano Sofri racconta

di Luca Ricciardi

Cast: Adriano Sofri
Nazionalità e anno: Italia, 2004
Distribuzione: 01 distribution
Edizione: italiano
Sottotitoli: italiano
Audio: dolby-digital 2.0
Schermo: widescreen anamorfico 1.77:1
Durata: 19’
Extra: materiali dell’Archivio Audiovisivo Movimento Operaio e Democratico: Della conoscenza (1968) di Alesssandro Bocchetti (30’), Le chienlit – I giorni di maggio (1970) di Luigi Perelli (52’), Memorie dal carcere, intervista di Thomaa Radigk (1997) a cura di Karen Hassan e Luca Ricciardi (23’)
Note: Il documentario è stato curato da Karen Hassan Ottima la qualità video, nitida e ben contrastata, dai colori ben definiti, in formato 16:9, con un immagine ricercata proprio per dare maggior incisività al prodotto. Buona anche la qualità audio. Molto interessanti gli extra, sia quelli sul ’68 italiano che sul maggio francese, ma soprattutto l’intervista, la prima a Sofri, appena entrato in carcere, a cura sempre degli autori di questo prodotto. Nel complesso un ottimo prodotto.
Sito ufficiale: www.01distribution.it
 
Qualità artistica: Buona
Qualità immagine: Ottima
Qualità audio: Buona
Qualità extra: Ottima
ADRIANO SOFRI – LE PAROLE DEL CARCERE – Adriano Sofri racconta
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“Il carcere respinge ufficialmente, per regolamento, una serie di linguaggi e questo naturalmente ha un influenza enorme sulla condizione delle persone, ne fa proprio una genia differente”. Abbiamo voluto iniziare con queste parole di Sofri, che sono all’interno della copertina del DVD, perché ci sembrano adatte a descrivere le condizioni di un uomo, un uomo qualunque all’interno di un carcere, un luogo di per devastante…
Devastante come niente e nessuno può operare sulla mente e sul fisico di un uomo. Uno spazio angusto che riduce a brandelli l’essere umano… In questo caso Adriano Sofri che sta scontando 22 anni di carcere presso il penitenziario di Pisa per essere stato giudicato come il mandante dell’omicidio Calabresi. Per ora ne ha scontati 8. Ne rimangono quasi il doppio. Ma Sofri non parla di se, ma delle pecche del sistema carcerario italiano, delle forme e dei modi della comunicazione in carcere. Parole, gesti e stati d’animo trasformati dalla reclusione, dagli angusti confini territoriali entro i quali muoversi e vivere, se si può dire vivere.
Ad di là di qualsiasi discorso innocente o colpevole, il film è un toccante e drammatico ritratto di un uomo che nonostante tutto vive, in pace con se stesso e con il suo operato, che però ha dovuto cambiare profondamente i modi comportamentali per “adeguarsi” a quelli del carcere, un “mondo nel mondo”, una “città nella città”, con le sue regole e le forme sociali.
Al documentario si accompagnano tre straordinari documentari; uno sul ’68 italiano, un intenso documento girato sul momento che ci restituisce appieno quello che ha rappresentato per l’Italia quel movimento. Il secondo sul maggio francese, anche questo di inestimabile valore storico. E il terzo una prima conversazione su Sofri, nel 1997, appena entrato nel carcere di Pisa, che funge da prologo a questo girato adesso. In effetti la quadratura del cerchio. Anche in questo caso gli extra sono di grandissimo interesse.
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