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VIAGGIO SEGRETO
di Roberto Andò
Soggetto: tratto dal romanzo "Ricostruzioni" di Josephine Hart
Sceneggiatura: Roberto Andò, Salvatore Marcarelli, dal libro Ricostruzioni di Josephine Hart
Fotografia: Maurizio Calvesi
Musiche: Marco Betta
Montaggio: Jacopo Quadri
Interpreti: Alessio Boni, Claudia Gerini, Donatella Finocchiaro, Emir Kusturica, Valeria Solarino, Marco Baliani, Roberto Herlitzka, Giselda Volodi
Produzione: Medusa Film, Manigolda Film, Rodeo drive
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: Italia/Francia, 2006
Durata: 107'
Data di uscita: 3 novembre 2006
Sito ufficiale
Note: Presentato come Evento Speciale alla I Edizione di Cinema. Festa Internazionale di Roma
In Sicilia, la vendita di una villa da lungo tempo disabitata mette in moto una serie di eventi: a volerla comprare ci sono un ricco artista serbo, che intende regalarla alla sua fidanzata Ale, che vi è cresciuta, e Leo, fratello maggiore di Ale, deciso a impedire che la sorella sia riportata nei luoghi della sua infanzia. Nascosta nelle pagine di cronaca nera di vecchi giornali del luogo, c'è la ragione dell'allontanamento di Ale e Leo da quella casa e dalla Sicilia: l'omicidio della madre dei due a opera del padre, l'arresto e la lunga incarcerazione di quest'ultimo. L'evento traumatico - a cui Ale e Leo, ancora bambini, hanno assistito - ha trasformato Ale in una donna insicura e stranamente inconsapevole di se stessa, e Leo nell'attento guardiano della serenità della sorella. Ma il tema della memoria, di quella che va custodita e di quella da cui salvarsi, non avrebbe senso se l'omicidio non nascondesse una verità diversa da quello che appare.
Con grande spolvero e alte intenzioni, il regista cinematografico e teatrale Roberto Andò fa suo un testo di Josephine Hart, scrittrice di storie morbose e maledette (quella de "Il danno", tanto per intenderci, poi portato sullo schermo da Louis Malle), e trasferisce il luogo dell'azione dall'Irlanda alla Sicilia, trovando spazio per qualche cursoria riflessione sulla mafia. Con la complicità di Emir Kusturica tira in ballo anche un facoltoso artista serbo, trovando pure spazio per una cursoria riflessione su recenti genocidi, infine si ricorda che tutto ruota intorno ad una variante della scena primaria, e allora rispolvera il lettino dello psicanalista e ci va a raccontare una storia di fratelli semi-incestuosi e di salvifiche rimozioni. Non che il nucleo della narrazione non avesse una sua potenza (una coppia di genitori-amanti, due figli lasciati a se stessi e liberi di abbandonarsi ad un voyeurismo che è insieme gioco e scoperta della morte), ma la bellezza della messa in scena, dei volti e dei luoghi nasconde a malapena una scrittura confusionaria e retorica, e una faticosa giustapposizione di Temi, con la t maiuscola. Se il ripiegamento compiaciuto su storie che nascono dai torbidi meandri della psiche può a volte risultare stucchevole, il tentativo non riuscito di costruire una riflessione sulla memoria che parta da una vicenda privata ma aspiri a valori universali si macchia di una colpa ulteriore, quella di aggiungere alla noia l'irritazione. L'intensità degli interpreti - e, non c'è che dire, il cast è veramente notevole - finisce poi per non far altro che sottolineare l'artificiosa rarefazione dei dialoghi. Non si vuole fare il processo alle intenzioni, ma tanto più queste sono alte, tanto più colpisce che siano formulate a vuoto.



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