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“LA FELICITÀ È A ROMA”
Così il regista teatrale Kirill Serebrennikov (nella foto, gentilmente concessa dal sito ufficiale della Festa), emozionato e fiero, racconta la sua RomeFilmFest da vincitore. Playing the Victim, noir ironico e fuori dagli schemi, ottiene infatti il riconoscimento come Miglior Film al termine di una cerimonia a tratti sorprendente, in cui un Premio Speciale della giuria è stato assegnato all'altrettanto scomodo This is England e Giorgio Colangeli ottiene il meritato premio come Miglior Interprete maschile.
Nessuno forse si sarebbe aspettato tanta lungimiranza da parte di una giuria popolare rispetto a due opere che, per dirla col suo Presidente Ettore Scola, sono entrambe "non di pronta leva, come certi vini. Ma funzione della Festa di Roma non è solo quella di avvicinare il pubblico al cinema, quanto pure quella di permettere a certo cinema di raggiungere il pubblico!". Ci sono proprio tutti. Da Veltroni a Letta, da Montaldo a Scola si raccolgono nell'arca di Noè della Sala Santa Cecilia per assistere alla degna conclusione della grande Festa. In platea si affronta l' insolita matinée con lo stesso spirito che ha animato "l'insolita Festa", nelle parole di Piera Detassis. E siccome "il cinema non è solo, ma deve aprirsi alle altre arti e alla musica", la parola va al maestro Antonio Pappano e all'Accademia Santa Cecilia. Tra il Guglielmo Tell di Rossini (direttamente da Arancia Meccanica di Kubrick) e l'Intermezzo della Cavalleria Rusticana (scorsesiano Toro Scatenato) l'atmosfera si riscalda con lo straordinario theme di Guerre Stellari, piacevolissima sorpresa che Veltroni apprezza perché particolarmente in sintonia con lo spirito popolare della Festa. Per Goffredo Bettini, centralità del pubblico e spazio ai giovani talenti sono obiettivi raggiunti, pur accompagnati da un mea culpa inevitabile circa le piccole grandi sviste che hanno caratterizzato questa prima edizione, "ma è solo l'inizio di un lungo cammino".
Tra i Premi collaterali, l'Associazione degli agenti in Italia
conferisce il Premio L.A.R.A. (consegnato da Ornella Muti) ad uno straordinario Ninetto Davoli come miglior attore italiano, "per la capacità di reinventarsi e la sensibilità", che dedica il premio al maestro Pasolini. "Almeno una volta nella vita mi si premia, dopo 42 anni!", ride. Il Premio Blockbuster (giuria composta da forti noleggiatori!) per il Miglior Film nella sezione Premiere va invece a La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, che ringrazia tutti coloro che l'hanno convinto a presentare il film in occasione di questa Festa, che "lascerà il segno". Infine il Premio Cult al miglior documentario, assegnato dal canale Sky Cult TV, spetta all'intenso Deep Water di Louise Osmond.
Festa del Cinema e Bnl assegnano all'indimenticabile Gillo Pontecorvo un Premio Speciale come regista straordinario che ha portato il cinema italiano in tutto il mondo. La moglie, commossa, ritira il premio dalle mani di Giuliano Montaldo, che lo dona "a un grande amico, a un fratello, a un maestro". Picci ringrazia con voce tremante e, dolcissima, ricorda che "Gillo ha saputo del premio e ne è stato felice".
I 50 giurati popolari siedono ai posti occupati dall'Accademia Santa Cecilia. Scola scherza considerandoli un'orchestra vera, che ha lavorato sodo ("16 film in sette giorni, 10 riunioni") e si è scontrata più volte ("ma le contusioni riportate da un paio di giurati non sono dovute alle percosse, ve l'assicuro!"). Poi (volontariamente o meno, non è ancora dato saperlo) sfiora una polemica con qualche battuta di troppo sulle sale cinematografiche romane, spesso viste vuote... Finalmente si assegna il Premio Ufficiale come Miglior Attore a Giorgio Colangeli, grande attore teatrale, ed ecco una Sabrina Ferilli decisamente sopra le righe dire: "Io non la conosco, ma mi dicono che è bravo!".
Se si considera che l'attrice è riuscita a complimentarsi con gli organizzatori della Festa dicendo che "sono stati bravi bravi bravi", forse "sopra le righe" diventa un gentile eufemismo...
Come gran finale, Sabrina rimprovera Scola per non averle presentato con dovizia di particolari il "bel ragazzo" Angelini, regista de L'aria salata. Scola risponde che non è proprio quello il suo mestiere, e la cosa finisce lì.
Infine, Miglior Attrice è l'ottima Ariane Ascaride, che ringrazia in italiano: "Questo è il Paese di mio padre, di mio nonno, perciò qui a Roma ho la sensazione di essere a casa". Consegna il premio Silvio Orlando, che approfitta per "dirigere il maestro Scola", rimproverandolo delle spalle rivolte al pubblico. Il maestro dichiara invece fedeltà alla "sua giuria", che è sul palco.
Poi, tra uno Shane Meadows che dichiara il suo amore per le penne all'arrabbiata e un intervento di Marrazzo che rimprovera i giornalisti per "qualche polemica di troppo", la premiazione si conclude appunto con il russo Playing the Victim, che stupisce e divide.


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