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IL DIAVOLO VESTE PRADA

di David Frankel

Soggetto: tratto dall'omonimo romanzo di Lauren Weisberger
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna
Fotografia: Florian Ballhaus
Montaggio: Mark Livolsi
Musiche: Theodore Shapiro, Chris Trapper  (song "Every Angel") 
Scenografia: Anne Seibel, Tom Warren
Costumi: Patricia Field
Interpreti: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Simon Baker, Emily Blunt, Adrian Grenier
Produzione: Wendy Finerman
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 109'
Data di uscita: 13 ottobre 2006
Sito ufficiale
Sito italiano

IL DIAVOLO VESTE PRADA
3 e mezzo

Andrea Sachs, ventitreenne di provincia fresca di college, si trasferisce a New York con l'intento di diventare una giornalista. Nonostante non capisca nulla di moda, la sua taglia sia la 42 e non sappia come si scrive Gabbana,  viene assunta come seconda assistente di Miranda Priesley, famigerata direttrice del mensile Runway: un lavoro per cui "almeno un milione di ragazze ucciderebbe". Almeno così tutti dicono alla povera Andy, che spera di resistere almeno un anno per poter poi trovare una sistemazione migliore: e ne deve subire di tutti i colori, fin quando viene meno alla sua integrità morale e cede alle tentazioni del pret-à-porter, assumendo le sembianze delle "tacchettine", l'elegantissima schiera di redattrici della rivista. Ma giungerà per lei il momento della scelta definitiva...
Tratto dal bestseller di Laura Weisberger, il film è sceneggiato in maniera impeccabile; la trama ad orologeria ci porta ad adorare la protagonista, la musica è all'ultimo grido, i costumi perfetti (anche se i più attenti hanno denunciato un stile un po' troppo anni 90). Rispetto al romanzo la storia è stata notevolmente modificata, in maniera tale da compiacere continuamente il gusto dello spettatore: confrontata con quella della pagina scritta la figura di Miranda Priesley, ispirata alla reale Anne Wintour direttrice di Vogue America (una Meryl Streep in stato di grazia) è un docile agnellino capace anche del gesto di clemenza finale e la stessa Andrea Sachs è molto meno vendicativa. Nel film viene anche introdotta la figura di Nigel, il caporedattore con tratti visibilmente gay, che si avvale dell'interpretazione di uno straordinario Stanley Tucci, necessario Virgilio di Andrea nella sua odissea tra Valentino e Karl Kagerfeld, tra gli stivali di Jimmy Choo e le decolletées di Manolo Blanhik. In definitiva il romanzo è ben più caustico e tende molto più verso il lato drammatico, trattandosi quasi di una specie di diario-vendetta della Weisberger, che aveva lavorato nella realtà alle dipendenze della Wintour. Il regista David Frankel viene dal mondo compiaciuto e patinato di Sex & the City e si vede, ma onore al merito per saputo orchestrare tutte le componenti del gioco, ottenendo un risultato applaudito persino alla tiratissima proiezione stampa veneziana. Una curiosità: la Streep in tutto il film indossa solo una borsa della griffe del titolo. That's all.

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