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CORNELIU PORUMBOIU E QUEL 1989 DA CUI NASCE A EST DI BUCAREST

CORNELIU PORUMBOIU E QUEL 1989 DA CUI NASCE A EST DI BUCAREST

Due dei più noti registi italiani, intervenuti in settimana alla presentazione per la stampa, hanno tributato riconoscimento e sostegno al film A est di Bucarest di Corneliu Porumboiu, opera di debutto nel lungometraggio da ieri nelle sale italiane. "Un piccolo capolavoro" lo ha definito Marco Bellocchio consegnando all'autore il "Gobbo d'Oro", conquistato nella rassegna a margine del corso di regia "Fare Cinema" che lo stesso Bellocchio tiene a Bobbio. Carlo Verdone ha invece portato a Porumboiu dall'appena concluso Festival Terra di Siena (di cui Verdone è direttore artistico da quattro edizioni) "un ulteriore attestato di qualità", ovvero un doppio premio: del pubblico e per il miglior attore, andato ai tre protagonisti. "E' un film - ha detto Verdone - a cui credo molto". La parola è quindi passata al cineasta romeno, che ha risposto alle domande dei giornalisti.

Cosa stava facendo lei alle 12:08 del 22 Dicembre 1989 (il momento della fuga in elicottero del presidente Nicolae Ceausescu, che dà spunto nonché titolo originale del film, ndr)?

"All'epoca ero tredicenne, giocavo a ping pong. Tornato a casa, ho trovato tutta la famiglia davanti alla TV a seguire gli eventi".

L'idea della vicenda?

"Sono stato ispirato da un dibattito televisivo visto sei anni fa nella mia città, Valsui, che è praticamente quanto si vede nel film. All'inizio suscita una risata, poi la reazione cambia. Io per esempio sono diventato furioso ed ho spento la TV. Mi sembrava un modo molto viscerale di affrontare l'argomento. Il film parla della marginalità, mi attraeva quello che succede nella periferia di una nazione, dove ci sono persone che volevano far parte della Storia. Un'altra cosa che mi attraeva è che ognuno dà la propria versione dei fatti, il ricordo influenza e cambia gli eventi, non esiste una "verità" storica". Il tempo passa con rapidità, sono tantissimi i cambiamenti. E ci sono molte teorie su quanto è avvenuto".

Il cast?

"Più che altro sono attori di teatro. Due di loro li conosco dall'epoca dei corti, quando ancora studiavo. Credo che per loro sia il primo lungometraggio".

Il silenzio?

"A me non piace utilizzare la musica come supporto, tutto è basato sui rapporti all'interno del film. E' una cosa che provavo, che ho sentito".

Le riprese?

"Prima ho scritto la sceneggiatura, poi abbiamo cominciato a girare. La sera cambiavo le cose anche in base a quello che funzionava e al confronto con gli attori. L'idea di fondo era che ogni battuta doveva essere essenziale. In sei giorni abbiamo finito le riprese della parte (la più consistente, ndr) che si svolge all'interno dello studio televisivo".

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