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LITTLE MISS SUNSHINE
di Jonathan Dayton e Valerie Faris
Soggetto: Michael Arndt
Sceneggiatura: Michael Arndt
Fotografia: Tim Suhrstedt
Musiche: Mychael Danna
Montaggio: Pamela Martin
Interpreti: Greg Kinnear, Toni Collette, Steve Carell, Paul Dano, Alan Arkin, Abigail Breslin
Produzione: Big Beach Films, Bona Fide Productions, Third Gear Productions LLC, Deep River Productions
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA, 2006
Durata: 101’
Data di uscita: 22 settembre 2006
Soundtrack
Note: vincitore di 2 Premi Oscar (Alan Arkin Migliore Attore non Protagonista e Miglior Sceneggiatura Originale)
Note: vincitore di 2 Premi Oscar (Alan Arkin Migliore Attore non Protagonista e Miglior Sceneggiatura Originale)
3 e mezzo
Il nonno è eroinomane, la madre straparla, il padre sogna di fare i soldi commercializzando una filosofia di self-help trita e ritrita, lo zio è uno studioso omosessuale di Proust reduce da un tentativo di suicidio, il fratello ha fatto il voto del silenzio ed è intenzionato a mantenerlo fino a che non gli daranno il permesso di entrare in aeronautica.
Nel bel mezzo di questo incasinatissimo ménage familiare, la piccola Olive (Breslin, nella foto) sta venendo su piuttosto bene, se non fosse che sogna di partecipare a un concorso di bellezza per bambine per vincere l’agghiacciante titolo di Little Miss Sunshine. Qualificatasi per la finale, sarà accompagnata dalla famiglia al gran completo, in un’epopea on the road a bordo di un pulmino giallo la cui carriera di mezzo di locomozione è prevedibilmente agli sgoccioli.
Il nucleo familiare è il punto di riferimento per eccellenza della normalità sociale, che si fa desiderabile se accompagnata dal raggiungimento di un successo personale socialmente riconosciuto. Nel mondo di cronica convivenza col fallimento della famiglia Hoover, il non darsi per vinti si traduce in un’energica logorrea e in una corsa sfrenata verso un simbolico riscatto, da consumarsi sul palco fluorescente di un abominevole beauty contest. Se non fosse che chi si accapiglia si vuole bene, e l’umorismo va di pari passo con l’intelligenza di un gruppo di velleitari pronti a far fronte comune nei momenti veramente importanti, anche a costo di ballare tutti insieme un numero di danza coreografato da un anziano pornomane… Il primo lungometraggio della coppia (nella vita e nel lavoro) di videoclippari Jonathan Dayton e Valerie Faris non brilla per originalità (ci sono già state le piccole miss di Happy, Texas – non a caso assai elogiato al Sundance, dove questo Little Miss Sunshine ha ottenuto grandi consensi –, le eccentricità dei Tenenbaum e le tristezze dolce-amaro-etiliche di Sideways), ma ha al suo attivo una sceneggiatura di ferro, che costruisce personaggi di profonda umanità, un ottimo ritmo e un cast di talento: accanto a Collette, Kinnear, Arkin, Farell (e chi vuole ricordarsi di 40 anni vergine?), strepitosi Dano e la piccola Abigail Breslin. Una commedia riuscita, un grande successo al botteghino, e un’ottima occasione per ripensare a Proust in termini non propriamente ortodossi…
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