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NUOVOMONDO

di Emanuele Crialese

Sceneggiatura: Emanuele Crialese
Fotografia: Agnes Godard
Montaggio: Maryline Monthieux
Musiche: Antonio Castrignanò
Interpreti: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi, Francesco Casisa, Filippo Pupillo, Federica de Cola, Isabella Ragonese, Vincent Schiavelli
Produzione: Rai Cinema, Titti Film, Memento Films, Respiro
Distribuzione: 01 distribution
Nazionalità ed anno: Italia/Francia, 2006
Durata: 119’
Data di uscita: 22 settembre 2006
Note: Leone d’Argento Rivelazione a Venezia63
NUOVOMONDO
5
Oltre il Grande Luciano esiste una terra dove gli ortaggi sono enormi, i soldi crescono sugli alberi, nei fiumi scorre il latte e si può avere una casa nel cielo. Mancuso Salvatore, pastore siciliano figlio di una "medica" di paese, porta in offerta una pietra sporca del sangue della sua bocca alla croce che svetta in cima a una collina, e chiede un segno a Dio. Il segno arriva e la famiglia Mancuso lascia il Vecchio mondo per il Nuovo.
Ad un anno di distanza dal nuovo mondo di Terrence Malick, un altro grande film racconta il sogno dell’America, che nello spazio che separa i pionieri dagli emigranti si trasforma da paradiso di possibilità in fiabesca terra di meraviglie. Emanuele Crialese, con una leggerezza che muove emozioni profonde, guarda alla storia degli umili, e al loro contatto con l’invisibile, che risiede ora nella magia ora nella fantasia alla base della decisione del viaggio. La connessione tra viaggio e magia, in attesa della scoperta, rende conto della saggezza, o meglio, della sapienza del vecchio mondo che va a perdersi nel nuovo: del tutto esente dal paternalismo di certe mode etnografiche, Crialese racconta una storia di impercettibile ferocia, e l’ingenuità dei suoi personaggi è il velo sottile che nasconde appena il modello di un uomo vecchio e saggio di secoli, alla ricerca di una giovinezza che sembra non appartenergli e che è il sogno di una vita migliore, di una rinascita. Il cammino dell’emigrante verso il Nuovomondo è un viaggio in avanti, verso un orizzonte di nebbia che ferma lo sguardo, e allo stesso tempo un percorso a ritroso, un abbandonare la propria esperienza e la certezza dei propri riferimenti per disporsi a ricevere una nuova educazione. La crudeltà puerile dei test di eugenetica a cui sono sottoposti gli emigranti, appena giunti ad Ellis Island, è d’altra parte il segno dell’acquisita fede in se stesso dell’Uomo Nuovo, che gioca a fare Domineddio perché Dio non lo riconosce più in ciò che lo circonda: la sostanza della "modern vision" è la perdita dell’invisibile.
Prima della scoperta, prima che si diradi la cappa di nebbia che avvolge Ellis Island, rimane però tempo per il sogno, per l’immaginazione onirico-simbolica, in spazi che sono ora sconfinati, ora claustrofobici: da un lato il grande oceano (il Grande Luciano, appunto) e i paesaggi rurali siciliani, dall’altro la nave su cui si svolge la traversata e l’isola-prigione di Ellis, dove i vetri delle finestre sono smerigliati e una delle porte si apre su un muro di mattoni. In questi spazi si muovono uomini che non perdono di singolarità pur nel loro essere un’unica storia, un unico gesto, un mare di teste viste dall’alto e perse nel fiume di latte della propria metamorfosi. Bellissimo.
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