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SEVEN SWORDS (Qi Jian)
di Tsui Hark
Regia: Tsui Hark
Soggetto: tratto dal romanzo “I sette spadaccini del Tianshan” di Lyang Yusheng
Sceneggiatura: Tsui Hark, Cheung Chi-sing, Chun Tin-nam
Fotografia: Venus Keung
Montaggio: Angie Lam
Musica: Kenji Kawai
Scenografia: Eddie Wong
Costumi: Poon Wing-yan
Interpreti: Donnie Yen, Sun Honglei, Charlie Yeung, Michael F. Wong, Li uChia-liang, Leon Lai, Lu Yi, Duncan Lai, Kim So-yeon
Produzione: Mandarin Films, Film Workshop Ltd.
Distribuzione: Medusa
Formato: 35mm., col.
Nazionalità ed anno: Hong Kong, 2005
Durata: 141’
2
Chi ha la passione per le statistiche di poco conto noterà che solitamente il film di apertura del Festival di Venezia non è annoverabile tra i più riusciti della stagione ed anche quest’anno il dato è stato confermato. Non che l’attesa per Seven Sword, opera ultima di Tsui Hark sia stata poca ma purtroppo è andata delusa. Con buona pace anche dei più accaniti tra i difensori del cinema di genere asiatico che primi fra tutti non hanno potuto fare a meno di notare una devastante prolissità. Ma veniamo alla trama: nel 1660 il nuovo governo della dinastia Ching decide di mettere al bando lo studio e la pratica delle arti marziali affidando a un manipolo di bruttissimi ceffi lo sterminio di chiunque osi non adeguarsi. Ovviamente c’è chi decide di ribellarsi chiedendo aiuto, altrettanto ovviamente, a sette invincibili guerrieri.
In due ore abbondanti Tsui Hark, concedendo troppo alle regole del mercato internazionale, confeziona un’interminabile serie di duelli impacchettando un film che quando non è noioso è risibile. Il taglio deciso di mezz’ora abbondante non gioverebbe a rendere interessante un film che non lo è, ma di sicuro lo renderebbe più appetibile, almeno a quella fetta di pubblico per il quale è stato costruito e che non merita la noia dopo aver pagato il biglietto.
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