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OLIVER STONE: “SOLO CON L’AMORE POTREMO SOPRAVVIVERE”
Incontro con Oliver Stone che parla di World Trade Center
“Buonista? Neanche per sogno. Qui si tratta di sopravvivenza: se vogliamo superare quest’ondata di violenza assurda che attraversa gli Stati Uniti e il mondo intero dobbiamo credere nella solidarietà reciproca. Gli esseri umani hanno bisogno l’uno dell’altro”.
Parole forti per un film importante quelle di Oliver Stone rilasciate in conferenza stampa a Venezia dove è passato il suo attesissimo World Trade Center. Un’opera – la prima – che ricostruisce la tragedia dell’11 settembre concentrandosi sulla storia vera di due poliziotti di New York salvati dalle macerie dal crollo delle Torri Gemelle. Il film ha diviso la critica, anche con risvolti piuttosto drastici (fischi in sala), il pubblico l’ha applaudito.
A Venezia WTC è stato accompagnato oltre che dal regista anche dall’attrice Maria Bello (intepreta Donna la moglie di John McLoughlin, interpretato da Nicolas Cage) e dai veri “eroi” a cui si ispira la storia: appunto i poliziotti McLoughlin e Jimeno. Protagonisti – ancora provati – della tragedia, hanno confermato lo strano effetto di vedersi rappresentati sul grande schermo, puntualizzando che “non è troppo presto per raccontare i fatti dell’11 settembre, in quanto non lo è mai quando si tratta di mettere in luce storie di coraggio e umanità”.
Da Oliver Stone, specie su un tema come questo, si aspettava un’operazione politica. “Non c’è un punto di vista politico – ha spiegato il regista di Platoon – perché non ho ricevuto nessun commento od opinione di questo tipo dalle mie fonti e ho voluto mantenere la fedeltà alle origini. Il progetto prevedeva il racconto dei due poliziotti, delle loro famiglie, di come sono rimasti intrappolati sotto le macerie e di come il marine, volontario, li ha trovati e poi con gli altri poliziotti salvati. La storia di McLoughlin e Jimeno mi ha commosso molto – ha continuato Stone – perché è un esempio di autentica solidarietà tra uomini”.
È presente tuttavia la vendetta nel film, rappresentata dal fatto che il marine, dopo i fatti dell’11 settembre, partì per due anni volontario in Iraq. Una guerra osteggiata dallo stesso Stone. “è nella biografia di quell’uomo, per cui non andava tralasciata – sottolinea Oliver Stone – ma era anche nelle menti e nei cuori degli americani la vendetta. Come negare questo sentimento?”. Il regista ha anche spiegato di essere stato toccato personalmente in maniera profonda dall’atto terroristico dell’11 settembre ma soprattutto dalla ricaduta degli anni seguenti sulla condizione degli USA: “Le conseguenze di quella tragedia sono persino peggiori dell’evento stesso, con tutto il rispetto per le vittime a cui ho dedicato il mio film. Si tratta di un’opera di speranza, è il mio contributo affinché il problema della violenza culturale dell’Occidente possa attenuarsi”.
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