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C'EST GRADIVA QUI VOUS APPELLE

di Alain Robbe-Grillet

Soggetto e Sceneggiatura: Wilhelm Jensen, Alain Robbe-Grillet
Fotografia: Dominique Colin
Scenografia: Daniel Bevan, Yves Hanchar
Costumi: Claire Gerard-Hirne, Rokia
Interpreti: James Wilby, Arielle Dombasle, Dany Verissimo, Farid Chopel, Farida Khelfa, Pascal Judelewicz
Produttore: Kristina Larsen, Pascal Judelewicz
Produzione: Pascal Judelewicz,  Kristina Larsen - Les Films du Lendemain
Distribuzione Internazionale: Wide Management
Distribuzione Italiana: Ripley's film
Nazionalità ed anno: Francia, 2006
Formato: 35mm, colore
Durata: 110’
C'EST GRADIVA QUI VOUS APPELLE
1 e mezzo
Lo storico d’arte John Locke (James Wilby) è a Marrakech alla ricerca di alcuni bozzetti, creduti perduti, di Delacroix. Incubi terribili turbano i suoi sonni: una donna uccisa violentemente, e l’assassino è proprio lui. Sogno e realtà si fondono sempre più, ma, forse, è in atto una congiura a sue spese.
Una trama affascinante e dai contorni misteriosi, servita con ambizioni letterarie (il nome del protagonista, John Locke, è soltanto l’inizio) che sfociano nell’inspiegabile, nell’incomprensibile, e, in fin dei conti, nell’improbabile. Già dopo dieci/quindici minuti di visione si intuisce che c’è qualcosa di strano: le comprimarie femminili sono tutte belle (nel senso più formoso del termine) e appariscenti, e nelle situazioni più quotidiane (due chiacchiere al bar) hanno almeno un seno che fa capolino dall’abito – semitrasparente e ridotto ai minimi termini. Proseguendo, assistiamo al rapimento di una donna: ben presto le sue vesti saranno stracciate, e la poverina, urlante, rimarrà praticamente nuda. La ritroveremo incatenata in una specie di luogo di tortura, stuzzicata con fruste e lame; altre, con lei, subiscono il medesimo destino. La ribelle del gruppo si chiama Justine (citazione di De Sade) e a lei vengono riservati particolari trattamenti. Nel frattempo il nostro eroe vaga per la città – a piedi, in taxi, in motocicletta – alla ricerca dei bozzetti, ma anche della donna che gli appare in sonno. La sua tecnica di fine investigatore non lo fa fermare neanche davanti a un mendicante cieco – palesemente cieco, con occhiali scuri e tutto il resto – a cui infatti chiede se ha visto passare una donna bionda. In seguito scopriremo che si trattava di un impostore, ma è un’altra storia.
Il film prosegue su questa strada, avvicinandosi talvolta addirittura al genere nazi-erotico (le torture ridicole e gli sguardi degli aguzzini lo ricordano in svariati momenti), sottolineando in ogni inquadratura lo sguardo assolutamente maschile del regista: non c’è sensualità né attenzione per il corpo femminile se si passa soltanto da un dettaglio anatomico all’altro, e non è sufficiente mettere la donna in pose artistico-voluttuose.  Già a metà film è chiara la volontà di buttarla sempre più in confusione, alternando stati di veglia e di sonno del protagonista in maniera piuttosto casuale, con accadimenti che si risolvono quasi sempre con il suo risveglio inebetito in cerca di chiarimenti.
In una casbah vicino Marrakech, John Locke (James Wilby), storico dell’arte, ha trasformato in studio e appartamento la parte ancora abitabile di un vecchio palazzo ormai in rovina. Sotto l’occhio geloso di una enigmatica cameriera, la giovanissima Belkis (Arielle Dombasle), sta effettuando uno studio sulla pittura orientale, con in primo piano Delacroix e il suo soggiorno in Marocco. Ma una serie di avvenimenti in apparenza marginali comincerà a turbare un quieto soggiorno di studio e sensualità.
Alain Robbe-Grillet (Brest, 18 agosto 1922) è uno scrittore francese, massimo teorico ed esponente dell'Ecole du regard, che ha espresso una rigorosa e totale alternativa allo psicologismo del romanzo moderno. Dopo essere stato agronomo in Africa, esordì nel 1953 con Le gomme. Fin da quest'opera, eliminata ogni interiorità psicologica, riducendo i personaggi alla pura funzione percettiva (e questa limitata allo sguardo), egli faceva compiere al romanzo una svolta che è quasi un capovolgimento: l'attenzione non è più volta al personaggio ed alle sue azioni, ma alle cose; la trama (spesso modellata su quella dei gialli o dei miti) serve solo a tenere unite le notazioni percettive di per sé disgregate in una miriade di minuziosi particolari. Dopo il secondo romanzo, Le voyeur (1955), ha affiancato all'opera narrativa una serie di dichiarazioni poetiche, poi raccolte in Per un nuovo romanzo (1963). Successivamente, come direttore letterario delle Editions de Minuit, ha fatto conoscere scrittori come Michel Butor e Natalie Sarraute, anche loro attenti più all'esterno che all'interno del personaggio. Dopo aver pubblicato La gelosia (1957) e Nel labirinto (1959), si dedicò al cinema. Scrive i dialoghi e la sceneggiatura di L'anno scorso a Marienbad di Alain Resnais (1961) e dirige nove film, tra cui Trans-Europ-Express (1967) e Spostamenti progressivi del piacere (1974).
Membro dell’'Académie française dal 2004, ha profondamente influenzato la letteratura europea della seconda metà del novecento (tra cui anche gli italiani Edoardo Sanguineti e Ferdinando Camon).
 
Filmografia:
1963 L'Immortelle
1966 Trans-Europ-Express
1968 L'homme qui ment
1971 L'Eden et après
1974 Glissements progressifs du plaisir
1975 Le Jeu avec le feu
1983 La belle captive
1995 Un bruit qui rend fou
2006 C’est Gradiva qui vous appelle
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