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PASOLINI PROSSIMO NOSTRO
di Giuseppe Bertolucci
Soggetto e Sceneggiatura: Giuseppe Bertolucci
Montaggio: Federica Lang
Produzione: Ripley's Film Srl, Cinemazero
Distribuzione Internazionale: Ripley's Film Srl
Distribuzione: Ripley's Film Srl
Nazionalità ed anno: Italia/Francia, 2006
Formato: HD/35mm, b/n
Durata: 63’
4
“Presto la nostra società sarà una commistione tra la borghesia occidentale e i popoli del terzo mondo. La razionalità europea unita all’irrazionalità di queste popolazioni. Questa sarà la modernità”. Era il 1975 quando Pier Paolo Pasolini pronunciò la sua previsione - azzeccata - sul futuro. Sono passati 30 anni e sentire la sua voce per oltre un’ora di testimonianza nel bel documentario Pasolini prossimo nostro di Giuseppe Bertolucci crea non poche emozioni. Preciso, lucido e tranquillo, mentre accusa della tragedia socio-culturale che già la sua epoca avvertiva.
Lo spunto viene dall’intervista-conversazione con Gideon Bachmann per le riviste Sight and Sound e Mademoiselle (profondamente diverse di target di fronte alle quali Pier Paolo sottolinea acutamente: “Sono lettori diversi, dovrei dire cose diverse e in modi diversi”) che sortisce una delle più belle testimonianze mai raccolte dell’intellettuale bolognese. Da questa chiacchierata Giuseppe Bertolucci ha confezionato un lavoro molto intenso, coadiuvato dal montaggio di immagini scattate sul set di Salò o le 120 giornate di Sodoma e da primi piani del regista. Forse non immaginava, Pasolini, che in un’intervista ad un giornalista inglese sarebbero sortite dichiarazioni così profondamente programmatiche del suo pensiero, tanto che oggi suonano come un vivo manifesto della suo testamento umano ed intellettuale. E, proprio in virtù della forza delle parole di Pasolini, ci sembra più coerente ed utile trascrivere alcune di queste:
“Non mi illudo di essere capito dai giovani di oggi perché hanno valori diversi dai miei. La gioventù di oggi, infatti, è educata, informata, apparentemente libera e disinibita ma in realtà è ancora più schiava di quando era censurata. La società di oggi non ama i giovani. Io invece amo i giovani e per me è una catastrofe assistere a questa morte, mi vengono le lacrime agli occhi quando vedo i bambini perché so cosa li attende. La società oggi esprime il suo potere attraverso l’omologazione e soprattutto il consumismo. Questo genere di potere mercifica i corpi, usando un termine marxista. Oggi tutto sembra libero, ma si tratta di una libertà concessa e non conquistata. È tutto falso, perché quanto è concesso, permesso alla fine diventa obbligatorio. La coscienza è trasformata nei valori di riferimento. E chi produce i beni di questo consumismo (di cui sono vittima anch’io, mio malgrado, ma almeno sono protetto dalla cultura) costringe la gente al consumo della merda (da cui Il girone della merda, capitolo di Salò, ndr), a tutti i livelli. Il potere resta tale e quale in quanto al rapporto con le sue vittime ma cambia nel tempo il suo carattere culturale. La speranza è una cosa orrenda, inventata dai partiti per tenere a bada i popoli. Oggi a me, come uomo ed intellettuale, interessa esprimermi attraverso il cinema perché ho capito, facendolo, che è il linguaggio con cui la realtà usa se stessa per esprimersi. Mentre con la lingua italiana si doveva utilizzare un codice. In questo senso dichiaro di rinunciare alla lingua italiana, alla letteratura a favore della lingua per immagini. Per questo vorrei che Salò fosse un film totalmente diverso dai miei precedenti: vorrei farlo perfetto come un cristallo, nulla lasciato al caso, nulla di magmatico”. (Pier Paolo Pasolini)
Dal set di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), Pier Paolo Pasolini rilascia una lunga intervista (al giornalista Gideon Bachmann per Il corriere della sera) che si trasforma un lucido attacco alla società a lui contemporanea, proprio in un periodo in cui l’opera del grande artista stava suscitando il massimo scalpore. Il documentario di Bertolucci si avvale di ben 50 minuti di materiale completamente inedito. Salò fu l’ultimo film realizzato da Pasolini prima di essere assassinato a Ostia.
Giuseppe Bertolucci, fratello minore di Bernardo, nasce a Parma nel 1947 e lavora dagli anni Settanta in qualità di regista, sceneggiatore (ha scritto diversi film di Roberto Benigni) produttore e aiuto regista specie con il fratello, con cui ha lavorato in Novecento e La strategia del ragno. Nel 1999 ha vinto il premio Fedic con Il dolce rumore della vita.
Filmografia:
1977 Berlinguer ti voglio bene
1980 Panni sporchi
1980 Oggetti smarriti
1983 Tutto Benigni
1983 Effetti personali
1984 Addio a Enrico Berlinguer
1985 Segreti segreti
1987 Strana la vita
1988 I cammelli
1989 12 registi per 12 città (Bologna)
1989 Amori in corso
1991 Il viaggiatore cerimonioso
1991 La domenica specialmente
1992 Una vita in gioco 2
1994 Troppo sole
1996 Il pratone del casilino
1998 Ferdinando
1999 Il dolce rumore della vita
2001 L’amore probabilmente
2002 Luparella
2003 Segni particolari
2004 Il cinema ritrovato: istruzioni per l’uso
2006 Pasolini prossimo nostro
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