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MUSHI-SHI (BUGMASTER)
di Katsuhiro Ôtomo
Soggetto: tratto dal Manga Mushi-shi di Yuki Urusibara
Sceneggiatura: Katsuhiro Otomo, Sadayuki Murai
Fotografia: Takahide Shibanushi
Montaggio: Soichi Ueno
Musiche: Kuniaki Haishima
Scenografia: Noriyoshi Ikeya
Costumi: Keisuke Chivoda
Interpreti: Joe Odagiri, Makiko Esumi, Nao Omori, Yu Aoi
Produzione: Ogura Jimusyo
Distribuzione Internazionale: Maxmedia
Nazionalità ed anno: Giappone, 2006
Durata: 131’
2 e mezzo
Mushi: le anime fantasma della natura che penetrano nei vivi… e nei morti. È decisamente suggestivo e a tratti disarmante il ritorno al live-action del grande Katsuhiro Otomo, chiamato al difficile compito di trasporre il manga omonimo di Yuki Urusibara (“Mushi-shi”, appunto, letteralmente “Maestro di Mushi”) cui il film fa riferimento.
A compromettere però la riuscita di questo fantasy ambientato nei primi anni del ‘900, inscritto in quel Giappone rurale e quasi magico, è forse un approccio al racconto che non riesce a farsi organico e costantemente avvincente. La vicenda, che solo dopo una prima mezz’ora (questa sì, davvero di altissimo livello) sembra svincolarsi da un duplice piano narrativo (il bambino che perde la madre per uno smottamento, scopriremo, è proprio l’argenteo Ghinko maestro di Mushi) si impregna progressivamente di rimandi e sottotesti oggettivamente difficili da accompagnare.
È una visione che si fa poco a poco stancante, inebriata da questo sì inquietante ma al contempo irresistibile fluttuare di “anime” (molto simili alle filamentose scie che lasciano dietro di sé ragni, ma soprattutto lumache) che si introducono negli esseri umani per rapirne i sensi (l’udito, la vista) e sfinirne la resistenza. Un paio di sequenze da ricordare con cura (come il riappropriarsi dei caratteri grafici di cui i mushi erano entrati in possesso) per un film che, temiamo, sarà difficile ricordare a lungo.
E un dubbio contestuale: che senso ha inscrivere titoli di questo tipo (come il pur bellissimo Exiled di Johnnie To) nella sezione del Concorso, ben sapendo che non potranno mai competere (e non solamente per questioni di merito) alla vittoria del Leone d’Oro? Da una parte sosteniamo con piacere scelte oggettivamente coraggiose (ci viene in mente anche lo splendido Paprika di Kon Satoshi), dall’altra temiamo si cerchi di ridurre al minimo la concorrenza per vincitori che, in un modo o nell’altro annunciati, non faranno altro che confermare la consuete dinamiche di giudizio ripetute negli anni.
Mushi-shi è tratto dal manga omonimo di Uushibara Yuki e segna soprattutto il ritorno al live-action di Katsuhiro Otomo (dopo World Apartment Horror del 1991). I Mushi sono degli esseri estranei al mondo animale e vegetale, dall’aspetto grottesco ed umile, invisibili all’occhio umano e in grado di provocare eventi soprannaturali, quindi circondati da paura e riverenza. Ginko è un Mushi-shi, colui che studia i Mushi; viaggia per il Giappone alla ricerca di testimonianze e di persone che abbiano avuto contatti con questi particolari esseri.
Katsuhiro Ôtomo nasce a Miyagi, in Giappone, nel 1954. Disegnatore e fumettista già dai primi anni Settanta, diventerà famoso in patria grazie ad Akira, personaggio di cui pubblicherà le gesta per diversi anni sulla rivista "Young Magazine". Il primo lavoro da regista è il corto d’animazione Jiyu o warera ni, del 1982, a cui faranno seguito due segmenti (Coming Soon e See You Again), nel collettivo Robotto kanibaru (Robot Karnival, 1987) e, nello stesso anno, The Order to Cease Construnction, terzo episodio di un altro lungometraggio d’animazione ad episodi, Meikyu Monogatari (Manie manie – I racconti del labirinto, 1987). L’esordio al lungometraggio, che coinciderà con la definitiva consacrazione, avverrà nel 1988 con Akira, naturalmente basato sullo stesso personaggio che lo rese celebre come fumettista. Grande successo internazionale, Akira diviene un punto di riferimento per le nuove correnti dell’animazione giapponese. Nel 1991, poi, Ôtomo si cimenta con la prima regia di un live action, la commedia horror World Apartment Horror. Prosegue poi con costanza la carriera di sceneggiatore (Memories, nel 1995, e Metropolis nel 2001). Nel 2004, presentato Fuori Concorso a Venezia, scrive e dirige Steamboy, anime di connotazione steampunk (corrente letteraria che immagina “come sarebbe stato diverso il passato se il futuro fosse accaduto prima”) realizzato dopo una gestazione quasi decennale.
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