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QUEL MOSTRO DI SUOCERA - MONSTER IN LAW
di Robert Luketic
Sceneggiatura: Anya Kochoff
Fotografia: Russel Carpenter
Montaggio: Scott Hill, Kevin Tent
Musica: David Newman
Scenografia: Missy Stewart
Costumi: Kym Barrett
Interpreti: Jennifer Lopez, Jane Fonda, Michael Vartan, Wanda Sykes,Elaine Stritch, Adam Scott, Monet Mazur, Annie Parisse, Will Arnett
Produzione: Paula Weinstein, Chris Bender, JC Spink
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2005
Durata: 101’
Sito italiano: www.eaglepictures.com
1 e mezzo
Io, mammeta e tu. Metti una sera a cena, disastri e strizzate d’occhio del classico patchwork da commediola hollywoodiana, che nemmeno la Fonda riesce a sollevare.
Il mercatone di storielle made in USA di livello medio-basso non sembra proprio andare in crisi, anzi, con il passare degli anni gli studios, al pari di veri e propri supermercati del mellifluo, hanno elargito favolette di tutti i tipi, con sceneggiature che vedono scimmiottare i miti del cinema del passato: dalle solite torte in faccia a innamorati in atto di copulazioni continue in luoghi improbabili, dalle hostesses che lanciano languidi sguardi evocando fantasmi e aloni di vera classe alla Grace Kelly alle povere ragazze del Bronks, che senza l’aiuto della bacchetta magica di una fata madrina, coronano il loro sogno middle upper class.
Nei supermarket come spesso accade, si tenta di proporre prodotti a lunga scadenza, adatti possibilmente a tutte le stagioni, così nel cinema, con furbe riesumazioni di personaggi molto noti qualche stagione fa, che all’epoca dei mitici anni 70 hanno fatto storia come Carradine o Pam Grier, e che, per essere stati delle glorie portavano gloria a prodotti di bassa lega. A questo regalo di marketing non sfugge una vera Lady del buon cinema di qualità, che negli anni 80 ha insegnato insieme alla nostra Barbara Bouchet, come l’aerobica poteva fare miracoli prima dell’avvento del botulino: Jane Fonda. La disciplina sportiva ha dato i suoi frutti e per Lei gli allori sembrano essersi fermati al bellissimo Klute… di Pakula (Oscar per la migliore attrice protagonista). Ma il cinema da allora è un po’ cambiato, Jane Fonda è effettivamente l’unica curiosità di Monster in Law, commedia usa e getta creata per tenere alte le quotazioni non solo canore della poco sofisticata Jennifer Lopez. È inutile tentare il confronto con spumeggianti commedie stile: Il padre della sposa o L’appartamento. In questo caso il prodotto è di facile mercato e si può suddividere in quattro fasi: incipit a sorpresa, prima parte a favore di una delle protagoniste, seconda parte di preparazione al finale, scena patetica di riconciliazione e finale zuccheroso. Nulla di nuovo sotto il sole spento dei riflettori, le battute vorrebbero essere al vetriolo, ma sono solo uscite dai cioccolatini e dai talk-show di turno alla Ophra Winfrey. Anche il ritmo a volte vacilla, questo è un colpo basso da parte di un regista che aveva portato al successo planetario Legally Blonde ovvero le Bionde ossigenate, ottenendo due nominations al Golden Globe Awards. La Lopez non ha tempi da commedia e spesso risulta troppo caricaturale senza necessità. Che il canto Le si addica di più del cinema? Michael Tartan volge il suo compitino di ricco e bello, ma per questo ruolo forse andava bene un qualsiasi modello di intimo di Calvin Klein. In finale resta Lei, l’unica, Jane Fonda nelle terribili vesti di suocera che non vuole il proprio bellissimo figlio sposo della povera cenerentola di turno. Urla, strepita, rotea gli occhi e fa la gigiona, ma da Lei è lecito desiderare di più. Un film minore dove solo la parte tecnica e la bella fotografia di Russel Carpenter sembrano volerlo salvare da semi-oblio. Quando si dice che i partenti sono serpenti… in questo guazzabuglio, le suocere sono solo cani che abbaiano ma che non mordono mai.
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