Login utente
Cerca
Editoriale
Cinema - Festival di Roma III
Messaggi recenti del blog
- IL PROGRAMMA DI VISIONARI DI GIOVEDÌ 18 DICEMBRE 2008 ORE 14
- AL VIA LA SESTA EDIZIONE DEGLI ITALIAN DVD AWARDS
- ANNULLATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI PER IL FILM STELLA
- AL VIA "IL MILIONE - FESTIVAL DEL VIAGGIO"
- ARESE IN CORTO... NASCE MONDO CORTO...
- L’ASSOCIAZIONE MONTECATINI CINEMA (FILMVIDEO) AL TERMINE DEL 2° MANDATO TRIENNALE RINNOVA LE CARICHE SOCIALI
- PROIEZIONE DEL FILM “AGOGNO LA GOGNA”
- VISIONARI GIOVEDÌ 4 DICEMBRE 2008 ORE 14.00
- “THE MILLIONAIRE” VINCITORE AI BRITISH INDEPENDENT FILM AWARDS
- "3D DAY" AL "FUTURE FILM FESTIVAL" 2009 IL 31 GENNAIO 2009
Argomenti del forum attivi
NUOVOMONDO – THE GOLDEN DOOR
di Emanuele Crialese
Sceneggiatura: Emanuele Crialese
Fotografia: Agnes Godard
Montaggio: Maryline Monthieux
Musiche: Antonio Castrignanò
Scenografia: Carlos Conti
Costumi: Mariano Tufano
Casting: Giuseppe Cutino
Interpreti: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi, Francesco Casisa, Filippo Puccillo, Federica De Cola, Isabella Regonese, Vincent Schiavelli, Massimo LaGuardia, Filippo Luna, Andrea Prodan, Ernesto Mahieux
Prodotto: da Fabrizio Mosca per Titti Film, Alexandre Mallet-Guy per Memento Films, Emanuele Crialese per Respiro
Produzione: Titti Film, Memento Films, Respiro, in collaborazione con Rai Cinema. Il film è realizzato con il contributo del Dipartimento Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e con il sostegno di Programma Media della Comunità Europea - Eurimages del Consiglio d’Europa
Distribuzione: 01 distribution
Distribuzione Internazionale: Wild Bunch
Nazionalità ed anno: Italia, 2006
Durata:
Uscita nelle sale: 22 settembre 2006
5
Una lunghissima ovazione saluta il più bel film della mostra del Cinema. Nuovomondo, atteso al varco da molti, riconcilia lo spettatore con il cinema e merita a nostro avviso il Leone d’Oro, vista la palese mancanza di concorrenti, oggi bruscamente ridimensionati nelle loro ambizioni (salvo scandalose decisioni della giuria).
Il bel film di Crialese descrive (più che raccontare) un evento di storia italiana entrato nella memoria collettiva, e pone le basi per un dibattito mai abbastanza affrontato in Italia: la rappresentazione del reale, per la caprona critica odierna mezzo indispensabile, se non unico, per raccontare al cinema. Le soluzioni di Nuovomondo sono una risposta eloquente, tanto nella meravigliosa mezz’ora iniziale, da maestro del cinema, in cui la fisicità di corpi, pietre e cose è tale da evocare il lirismo magico, quanto nelle soluzioni visive inaspettate e simboliche, come l’immersione dei protagonisti in una distesa bianco latte, simbolo di cancellazione e ripartenza (e ne perdoniamo volentieri altre più ardite e meno riuscite, come le carote giganti che compaiono qua e là); un surrealismo che scaturisce dalla descrizione minuziosa della realtà intesa come sensazioni ed emozioni dei protagonisti, e che conferma una volta di più come in Italia l’adesione incondizionata a un non meglio precisato “cinema della realtà” altro non maschera che la cronica incapacità di creare trovate visive e stilemi narrativi fuori dagli schemi, assuefacendo negli anni la gran parte del pubblico a una fruizione omologata. Senza tradire una virgola della propria poetica, Crialese ci parla di personaggi sospesi tra vecchio e nuovo, di regole e libertà, della consapevolezza di sé e delle proprie radici come mezzo necessario per mettersi in discussione e rinnovarsi, in un contesto di prima qualità dove spiccano la fotografia di Agnés Godard, la magnifica direzione degli ottimi attori (da antologia Vincenzo Amato e una Gainsbourg genialmente decontestualizzata), i lampi di umorismo liberatorio; e soprattutto la capacità straordinaria di partire dal particolare (la storia) per arrivare all’universale (la Storia, come evento del passato e trasfigurazione dell’attualità, in cui gli immigrati di oggi sono gli italiani di ieri): cosa che il cinema italiano non fa da tempo e che il finale sintetizza in modo esemplare.
Il massimo dei voti: non vogliatecene se a beneficiarne è un film bello e sincero, superiore ai suoi (pochi) difetti e indicatore di una direzione da perseguire con ogni mezzo.
Inizi del Novecento. Sicilia. Una decisione cambierà la vita di una famiglia intera: scegliere di lasciarsi il passato alle spalle, e iniziare una vita nuova nel Nuovo Mondo.
Salvatore vende tutto: la casa, la terra, gli animali, per portare i figli e la vecchia madre in un posto dove ci sarà più lavoro e più pane per tutti.
New York. Salvatore, è uno delle migliaia di emigranti italiani che misero in gioco tutto. Non è un eroe, è un uomo semplice, ma guidato da una lucida consapevolezza che lo spinge ad affrontare il lungo e pericoloso viaggio attraverso l’oceano, per giungere a New York agli albori del XX secolo.
Non va in cerca di grandi fortune, né di gloria. Trovare un lavoro e una casa per i suoi familiari sono il suo unico obiettivo.
Identità e distacco. Una consapevolezza rafforzata da un radicato attaccamento alle proprie tradizioni, usi, costumi e credenze, caratterizza tutta la famiglia Mancuso, in nome di una forte identità culturale, talmente insita dentro le loro anime e i loro corpi, che loro stessi non sanno nemmeno di possedere. Una forza nascosta che permette loro di affrontare ogni avversità, e di confrontarsi con gli stranieri, e la piccola Lucy.
Mistero. Una sottile e allo stesso tempo fitta atmosfera di mistero avvolge l’intero viaggio. Dai riti prima della partenza, alle cure che Donna Fortunata, la madre di Salvatore, riserva agli abitanti del villaggio affetti da strane patologie, riconducibili ad arcane presenze e spiriti, che da sempre accompagnano la vita dei contadini siciliani.
Esseri viventi che convivono con le anime dei morti, che non sempre sono soddisfatte delle decisioni dei vivi: perché abbandonare la propria Terra, per andare a vivere in un posto che non appartiene, non è mai appartenuto e non apparterrà mai alla propria famiglia?
Salvatore prima della partenza, vede e sente presenze inquietanti, ma non ha paura, perché fanno parte della sua vita di sempre, sono segni che lui sa leggere perfettamente.
Niente spaventa i Mancuso, nemmeno le minuziose analisi fisiche psicologiche a cui gli immigrati dovevano sottoporsi una volta sbarcati, che sentenziavano il diritto a rimanere nel Nuovo Mondo o l’obbligo a tornare nel Vecchio.
Emanuele Crialese nasce a Roma, ma ha origini siciliane, nel 1965. Nel 1991 si trasferisce in America per studiare regia alla New York University dove si laurea nel 1995. Dopo aver girato diversi corti, esordisce nel lungometraggio nel 1997 con Once We Were Strangers. Con questo primo film, in cui racconta l’amicizia di due immigrati, un italiano e un indiano, che vivono a New York arrangiandosi tra mille lavoretti, Crialese partecipa al Sundance film festival di Robert Redford. Nel 1999 collabora, come autore, ad un trattamento cinematografico su Ellis Island con il produttore Bob Chartoff. Nel 2002 vince la Settimana della Critica a Cannes con Respiro, che dopo aver entusiasmato la Francia ed essere stato venduto in più di 30 paesi nel mondo, ottiene un notevole successo anche in Italia. Interpretato da una bravissima Valeria Golino e dal suo attore feticcio, Vincenzo Amato, è ambientato in una Lampedusa aspra e solare.
Filmografia:
1997 Once We Were Strangers
2002 Respiro
2006 Nuovo Mondo
accedi o registrati per inviare commenti


Commenti recenti
3 settimane 13 ore fa
3 settimane 13 ore fa
3 settimane 2 giorni fa
3 settimane 5 giorni fa
3 settimane 5 giorni fa
6 settimane 2 giorni fa
6 settimane 2 giorni fa
6 settimane 2 giorni fa
6 settimane 2 giorni fa
7 settimane 6 giorni fa