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LA RIVINCITA DI MÜLLER

Il Direttore artistico non rinuncia a scelte coraggiose selezionando tra gli italiani anche l’opera prima di Mimmo Paladino (Quijote, in Orizzonti) e in concorso Gli ultimi incontri di Straub-Huillet. Mentre afferma “Anche un grande attore di teatro del Ciad è una grande star”

LA RIVINCITA DI MÜLLER
Una Mostra “poco festival e tanto mostra”. Detto fatto. Il programma è ricchissimo e di qualità (come specificato anche ieri su ZP). “Abbiamo lavorato con coscienza e impegno e siamo giunti ad un programma calibrato per quelli che sono gli schemi adatti a Venezia e che però riesce a restituire un’immagine dinamica e quindi contraddittoria del cinema mondiale e non una visione “armonistica” dove ci sono soltanto le cose che ci si aspettava di trovare, per fortuna è un programma pieno di sorprese”. Queste le dichiarazioni del Direttore Marco Müller cui si devono senza dubbio scelte coraggiose, specie nella selezione tricolore.
“Quando alcuni registi o i loro produttori (italiani) non hanno accettato di buon grado il posizionamento che avevamo pensato per loro nell’ambito della Mostra, non siamo scesi a compromessi: il concorso non è per tutti. E quindi sono rimasti fuori”. A parte gli annunciati Gianni Amelio (La stella che non c’è) e Emanuele Crialese (The Golden Door), nessuno avrebbe scommesso sulla coppia francese (ma ora sono “registi italiani, abitando da quarant’anni a Roma in via dell’Imbrecciato”, dice Müller) Jean-Marie Straub e Danièle Huillet (Gli ultimi incontri), film sugli ultimi cinque colloqui con Cesare Pavese. E forse, neppure sull’opera prima (“l’unica tra i 10 italiani selezionati”) di Mimmo Paladino, Quijote. E ben 4 documentari (sezione Orizzonti) con l’atteso ritorno di un grande maestro come Vittorio De Seta (Lettere dal Sahara), per il quale è stato creato un evento speciale fuori concorso: “De Seta – specifica il direttore artistico – è naturalmente fuori concorso, essendo un fuori classe”.
Ma oltre ai confini nazionali ci sono 27 Paesi rappresentati alla 63ma Mostra, alcuni dei quali per la prima volta in assoluto, come il Ciad, Cipro e l’Indonesia. E c’era da aspettarselo da un “terzomondista” (col miglior significato del termine) come Marco Müller: “Non abbiamo voluto fare ecumenismo geografico, ha spiegato, ma credo che proprio questa sia la forza del cinema: farci arrivare laddove mai potremmo avere uno sguardo, mondi lontani, sconosciuti, e naturalmente interessantissimi”. Un’altra novità annunciata è che per la prima volta i 21 film in concorso sono in prima mondiale assoluta e dei 62 lungometraggi presenti “11 sono opere prime, 5 opere seconde e un terzo è realizzato da giovani cineasti”. Ripristinata la sezione di Mezzanotte, Müller e con lui il presidente della Biennale Davide Croff si sono prodigati nell’annunciare l’accordo stipulato con l’azienda dei trasporti di Venezia “fino a tarda notte si potrà viaggiare dal Lido a Venezia”. E, a proposito di infrastrutture, altre parole sono state spese sull’annoso progetto di un nuovo Palazzo del Cinema. Dice Croff: “Stiamo lavorando sodo al progetto e siamo fieri del sostegno che recentemente ci è stato riconfermato dal neo ministro ai Beni e le Attività culturali Francesco Rutelli”. Rinnovamento e rimodernazione saranno i passi che la Mostra, al di là del suo essere “poco festival e molto mostra di arte” dovrà compiere, se vorrà mantenere quel sano (detto da Croff e Müller) rapporto di concorrenza e collaborazione con l’imminente e misteriosa prima edizione della Festa del Cinema di Roma (che ci attende in ottobre).
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