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HYENA - IENA

di Grzegorz Lewandowski

Sceneggiatura: Grzegorz Lewandowski
Fotografia: Arkadiusz Tomiak
Montaggio: Andrzej Tomczak
Musiche: Grzegorz Kazmierczak
Scenografia: Marek Zawierucha, Sebastian Gomułka
Interpreti: Borys Szyc, Magdalena Kumorek, Krzysztof Dracz, Jakub Romanowski
Produzione: Skorpion Art Film
Nazionalità ed anno: Polonia, 2006
Formato: 35mm, col. – b/n
Durata: 89’
HYENA - IENA
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In un villaggio della Slesia semi-disabitato dopo la chiusura delle numerose fabbriche, la miniera è rimasta l’unica fonte di lavoro, e ognuno si arrangia come può. Il padre del piccolo Maly muore misteriosamente (il corpo non viene ritrovato) e la vecchia leggenda dell’uomo-iena che uccide e seppellisce le sue vittime per farne marcire le carni torna nuovamente sulla bocca di molti.
In particolare ne parlano soprattutto Maly e i suoi compagni di scuola, che attraversano ogni giorno strade desolate (palazzi abbandonati, tunnel oscuri, il cimitero), e hanno già da tempo l’abitudine di spaventarsi a vicenda con terribili racconti, che giurano sempre essere reali.
Hyena ha come tema principale il passaggio all’età adulta di un ragazzino che combatte ogni giorno con la propria sensibilità e le proprie paure; a complicare le cose è la morte improvvisa del padre, che lo priva di quel sostegno di cui ha un disperato bisogno. Rimasto solo, Maly instaurerà un rapporto d’amicizia (offrendo cibo in cambio di protezione) con un uomo sfigurato che vive in una baracca. Ci sono buone possibilità che si tratti proprio della iena, di cui abbiamo visto la triste storia nel prologo – cacciato dal padre all’età di dodici anni perché sorpreso ad abusare della sorella minore. Purtroppo sviluppato in maniera superficiale, al punto da diventare quasi inconsistente, questo film offriva invece una buona serie di interessanti spunti, tutti regolarmente ignorati. Per esempio il disagio sociale dovuto alla mancanza cronica di lavoro poteva essere visto meglio nelle sue conseguenze (non basta far vedere che c’è chi ruba i mattoni statali dai palazzi abbandonati) e lo stesso rapporto tra il piccolo Maly e la iena, che sarebbe stato interessante seguire nell’evoluzione morbosa in cui il “mostro” diventa una sorta di alter ego del bambino. E invece ci si è accontentati di ridurre la iena a una blanda citazione (negli abiti e nelle ustioni del viso) del Freddy Krueger di Nightmare, con l’aggiunta che ogni tanto ridacchia sguaiatamente.
Probabilmente Hyena è stato penalizzato da un lavoro che sembra essere stato frettoloso. Molte, troppe inquadrature sono state girate in serie con identici movimenti di macchina e identica entrata/uscita di scena dei personaggi. Qualche buona idea qua e là lascia intuire che ci troviamo di fronte a un’occasione perduta per un regista che, nella scelta delle valide location e dell’indovinata fotografia dai toni spenti, dimostra di conoscere il mestiere.
In un villaggio della Slesia, lungo la strada che porta a scuola, Maly, il piccolo protagonista e i suoi compagni commentano storie spaventose raccontate dai genitori riguardo a un uomo violento che causò la fuga del figlio. Il padre di Maly un giorno muore misteriosamente in un incidente in miniera e poco dopo si sparge la voce che una iena è fuggita e minaccia gli abitanti. Un individuo in fuga orribilmente sfigurato torna nel carrozzone dove un tempo abitava l’uomo dei racconti che spaventano i ragazzi. Maly lo aiuta portandogli del cibo e nel frattempo scompaiono anche un altro misterioso personaggio che i ragazzi ogni giorno incontravano sulla strada, e, via via, l’anziano postino e la piccola amica di Maly. L’ipotesi che dietro queste morti ci sia la misteriosa “Hyena” diventa più che un sospetto per il sensibile ragazzino.
 
Attraverso la figura del piccolo Maly, ragazzino sensibile e presto orfano di un padre del quale sentiva ancora il bisogno, “Hyena” ci racconta le paure infantili, il loro modo di affrontarle e superarle, in un mondo dove tutto diventa sempre più minaccioso. Il racconto è filtrato attraverso la sensibilità per una letteratura che oscilla tra Stevenson e Grimm, e soprattutto le evidenti citazioni del cinema horror americano degli anni ottanta, in una interessante rilettura di alcuni personaggi emblematici alla Freddy Kruger, nel cui intimo e nelle cui motivazioni più profonde il film sembrerebbe voler indagare.
Racconto horror così consono al cinema polacco per la sua qualità sul piano allusivo e metaforico, “Hyena” è però anche, in secondo piano, un thriller. Tema centrale del film in ogni caso sembra essere la trasformazione subita dal paese, in senso politico e industriale, colpito anche dalle minacce internazionali o più locali, come i gravi livelli di inquinamento che hanno interessato intere zone dell’Europa centrale e dell’est, senza dimenticare le incognite del neocapitalismo. Alla qualità visiva e produttiva del film ha contribuito la supervisione artistica di Krzysztof Zanussi.
Grzegroz Lewandowski è nato in Polonia nel 1959. Ha lavorato come regista e come sceneggiatore per il cinema. Nel 1999 si è laureato in Regia all’Università Salesiana ed ha collaborato con numerosi registi polacchi, tra i quali Jan Jakub Kolski, e Zbigniew KamiÅ„ski. Ha inoltre scritto e curato vari programmi televisivi. Hyena è il suo lungometraggio d’esordio.
SIC
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