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EL AMARILLO

di Sergio Mazza

Sceneggiatura: Sergio Mazza
Fotografia: Luis Cámara
Montaggio: Nicolás Moro, Mercedes Oliveira, Sergio Mazza
Musiche: Gabriela Moyano, AA.VV.
Interpreti: Gabriela Moyano, Alejandro Barratelli, Myrtha Frattini
Produzione: Masa Latina
Distribuzione Internazionale: Film Sharks International
Nazionalità ed anno: Argentina, 2006
Formato: 35mm, col.
Durata: 90’
EL AMARILLO
2
In una notte che sta giungendo ormai al termine approda sulla spiaggia una barca che scarica a terra un uomo. Di lui non si sa nulla. Se ne intravedono appena i lineamenti. Niente più. Come un moderno Ulisse rimane incantato dalla voce di una sirena terrena e la segue fino a raggiungerla. Si tratta di Amanda, la sensuale cantante del locale “El amarillo”. Il giovane ne rimane affascinato e resterà per sempre accanto alla donna dei suoi sogni…
“El amarillo” è il nome di un piccolo bar sulla spiaggia dove il misterioso protagonista del film, venuto dal mare (e forse dal passato), trova rifugio. Ma “El amarillo”, cioè il giallo, è anche il colore dell’amore e della passione. “El amarillo” infatti si rivelerà un simpatico bordello di campagna dove le donne che esercitano la professione più antica del mondo non sono più tanto giovani.
“El amarillo” è davvero l’ultima spiaggia per il protagonista. Non ha un passato e non ha un futuro, si può solo permettere di pensare al presente. E di viverlo. In un mondo sperduto, desolato, miserabile (siamo nella cosiddetta Mesopotamia dell’Argentina, la regione Entre rios, in mezzo ai fiumi Tigre e Paranà). Probabilmente viene dalla capitale per rifarsi una vita ma non è dato saperlo con certezza. Ci si limita a seguirlo nel suo approdo in una terra lontana e sconosciuta. In cerca di fortuna forse. O soltanto di un riparo. E’ come ipnotizzato dalla voce di Amanda, triste e malinconica, evocatrice di chissà quale passato. E rimane folgorato da quell’inspiegabile fuoco che ti fa sentire bene e ti impedisce di allontanarti dal posto dove il tuo amore vive. Ma il suo è un corteggiamento discreto che si snoda seguendo le note della musica di Amanda, cantore moderno di antiche virtù. Il loro incontro non è l’anticamera delle scintille, se mai la congiunzione di due solitudini. Sullo sfondo di uno spazio di frontiera, quasi un punto di non ritorno per entrambi.
Come ormai solo il cinema argentino da qualche anno a questa parte ci ha abituati (a partire da Mundo gruà di Trapero fino a La cienaga della Martel), anche questo El amarillo esplora l’esistenza di esseri umani provati ma non ancora vinti dalla vita, diretto riflesso degli umori e dei fermenti di un Paese che ha ancora molto da raccontare (e con innate risorse). Un cinema sospeso, silenzioso, riflessivo. In cui l’azione sottosta al volere del sentimento. Minimalista fino all’estremo e sradicato dal resto del mondo (anche e soprattutto cinematografico).
E’ la storia di un approdo in un luogo sperduto, l’ultima spiaggia di un giovane ingenuo in cerca di pace e lavoro. Offre i suoi servigi nell’unico baretto malmesso del paese, El Amarillo, dove resta colpito dal fascino della cantante, una bruna dalla voce malinconica e appassionata, nella quale intravede le ferite del destino. Il giovane non si allontana più dalla casa della donna e un po’ alla volta riesce a rendersi utile finendo come tenero protettore di quello che si scoprirà essere un bordello di campagna dove esercitano donne certamente non più giovani.
 
L’Argentina come non luogo, come zona di frontiera dimenticata in cui si muovono esseri umani provati, ma non vinti del tutto e con inaspettate risorse, è il misterioso spazio raccontato da “El Amarillo”. Dopo quasi dieci anni di fermento cinematografico in cui sono stati esplorati tutti i linguaggi, i personaggi, le trasformazioni e gli umori del paese, troviamo qui un momento di sospensione, di riflessione e silenzio, dove si evidenziano almeno tre elementi da non dimenticare: l’immenso territorio legato alla storia del paese, in questo caso la regione di Entre Rios che si insinua tra Paraguay, Uruguay e Brasile, attraversata dai fiumi (come dice il suo nome); la musicalità che si esprime non solo con il tango di esportazione, ma anche con altre tipiche sonorità; il sottile senso dell’umorismo, elemento principale di questo film che esibisce un dialogo quasi inesistente, ma tutti i possibili sottintesi di una condizione umana che, più è delicata, più si trova in situazioni improbabili.
Sergio Mazza (nella foto) è nato in Argentina nel 1976. Dopo aver studiato cinema presso l’Università di Buenos Aires, si è dedicato alla fotografia e alle arti plastiche. Ha realizzato numerosi cortometraggi e ha lavorato come regista di pubblicità. Ha fatto parte del gruppo di percussioni Toro Santo e ha inoltre lavorato nel teatro come regista. Attualmente sta preparando il suo secondo lungometraggio, Triple frontera.
SIC
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