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THREE DOLLARS
di Robert Connelly
Soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Elliot Perlman
Sceneggiatura: Robert Connelly, Elliot Perlman
Fotografia: Tristan Milani
Musiche: Alan John
Montaggio: Nick Meyers
Scenografia: Luigi Pittorino
Costumi: Sandi Cichello
Interpreti: David Wenham, Frances O’Connor, Sarah Wynter, Robert Menzies, David Roberts, Nicole Nabout, Joanna Hunt-Prokhovnik, Terry Norris, Julia Blake, John Flaus
Produzione: ArenaFilm
Distribuzione: Fandango
Nazionalità ed anno: Australia, 2005
Durata: 119’
Data di uscita: 28 luglio 2006
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L’omonimo romanzo di Elliot Perlman si era aggiudicato diversi riconoscimenti, e dopo varie ristampe è stato pubblicato anche in Inghilterra e Stati Uniti, superando così i confini australiani. Perlman ne ha quindi co-sceneggiato l’adattamento cinematografico insieme al regista Robert Connolly. Il quale, una volta effettuati gli studi all’Australian Film Television and Radio School, ha realizzato numerosi corti, prodotto il pluripremiato film The Boys, ed è egli stesso scrittore (di The Bank, poi portato sullo schermo precedentemente a questo suo secondo lungometraggio).
Un tale preambolo per mettere l’accento sulle attitudini letterarie dei due autori, una cui spia sono le articolazioni della narrazione. Al cui centro ci sono le varie fasi di una storia d’amore tra due giovani "alternativi" cominciata sulle note musicali di Ian Curtis, epilettico e suicida cantante dei Joy Division. Una separazione, un riavvicinamento, la nascita di una figlia: tra successivi momenti cruciali, si sviluppano dinamiche interne come la gestione della gelosia, lo scivolamento nell’abitudine (“ora - dice la donna – guardiamo al passato con un’affezione quasi religiosa. Questa è la peculiarità dei conservatori”), oppure la depressione - conseguente alla perdita del lavoro per entrambi – che sfocia in aggressività. E complessità vuole che il licenziamento di lui sia dovuto proprio a quella sua intransigenza morale da lei sempre apprezzata. Pure alle latitudini lontane dell’Occidente è la piccola borghesia oggi l’elemento maggiormente vulnerabile di fronte al totem dell’attività retribuita, da cui dipendono felicità, equilibri interpersonali, declassamento sociale. Di conseguenza, i tre dollari pretestuosi protagonisti fanno riferimento più ai problemi economici (con relativa angosciante minaccia della povertà) che alla casualità dell’imbattersi con regolare cadenza in una conoscente d’infanzia. Comunque importante, quest’ultima, quasi incarnazione di una stella polare (“sii irraggiungibile, ma non sparire mai”). Infatti, superato lo scossone dello spettro di un naufragio esistenziale, la narrazione riprende una fiduciosa rotta. Lasciando alla fine l’impressione di autobiografia, nell’essere affettuosa, pudica verso i personaggi, e limitata, parziale, irrisolta come una sezione estrapolata da un’intera vita.
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