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LA SPINA DEL DIAVOLO
di Guillermo Del Toro
Soggetto e sceneggiatura: Guillermo Del Toro, Antonio Trasorras, David Muñoz
Fotografia: Guillermo Navarro
Montaggio: Luis De La Madrid
Musiche: Javier Navarrete
Interpreti: Marisa Paredes, Eduardo Noriega, Federico Luppi, Irene Visedo, Fernando Tielve, Íñigo Garcés
Produzione: El Deseo
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: Spagna/Messico, 2001
Durata: 106’
Data di uscita: 30 giugno 2006
Titolo originale: El Espinazo del Diablo
1 e mezzo
Dopo cinque anni dalla sua realizzazione, esce anche in Italia questo film di Guillermo Del Toro, che nel frattempo ha avuto il tempo di battere cassa al botteghino col seguito di Blade e di annunciare il secondo Hellboy. Per una curiosa coincidenza, l’ultima pellicola di Del Toro, El laberinto del fauno, da poco presentata a Cannes, prende spunto da una storia analoga (almeno sulla carta) a questo La spina del diavolo: in entrambi i casi si parla di ragazzini alle prese con la realtà terribile delle guerra civile spagnola e con una dimensione sovrannaturale chiamata a parlare per metafora.
Di conseguenza, se in La spina del diavolo il protagonista Carlos ha perduto padre e madre uccisi dai franchisti, la sua tragedia umana viene trasportata su un livello diverso e raccontata col tramite di una piuttosto tradizionale ghost story, col fantasma di un ragazzino che infesta l’orfanotrofio in cui Carlos ha trovato rifugio.
Tutto, dalla voce fuori campo che introduce le prime battute del film (“Cos’è un fantasma? Qualcosa di morto che sembra ancora vivo”), ai colori caldi della Spagna rurale, al respiro affannoso della presenza ectoplasmatica (che non a caso i bambini hanno soprannominato “il Sospiroso”), fanno pensare alla ferma intenzione da parte del regista di ricalcare le movenze più classiche delle storie su spiriti irrequieti: le mura di pietra dell’orfanotrofio sono irrimediabilmente gotiche, il fantasma non riposa perché deve avere ragione dell’ingiustizia della sua morte, gli adulti, sia pur presenti, sono sordi alla voce dei trapassati, la solidarietà fra gli innocenti è l’arma più potente da opporre all’innaturale. La storia di fantasmi si fa metafora edificante e perde di efficacia via via che si fa più evidente il proposito di utilizzarla per sottolineare la violenza all’esterno di essa, scopo senz’altro lodevole, ma perseguito con una certa puerilità. Che il mondo sia salvato dai ragazzini è cosa nota, che gli adulti impazziscano spesso e che si possa aver bisogno di ciò che pure ci umilia è altrettanto scontato, e a volte c’è bisogno che un fantasma abbia l’umiltà di rinunciare a più ponderose ambizioni e si limiti a spaventare. Cosa che il fantasma de La spina del diavolo fa molto poco, nel quadro complessivamente modesto di un film che pure annovera tra i suoi interpreti la solita, splendida Marisa Paredes ed è prodotto dalla almodovariana El Deseo.
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