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IL 15 LUGLIO, A MONTEROTONDO, LA “MEDEA” DI EURIPIDE NELLA REINTERPRETAZIONE DI THEATRON
Venerdì 15 luglio 2011 alle ore 21.30 nel "Cortile di Palazzo Orsini" a Monterotondo (Roma)
Venerdì 15 luglio, presso il cortile di palazzo Orsini, Theatron - Teatro Antico alla Sapienza, Università di Roma, in collaborazione con il dipartimento di Scienze dell'antichità, presenta l'allestimento della "Medea" di Euripide nell'interazione tra recitazione, musica, canto, danza con l'apporto di professionisti della scena e di giovani studenti della Sapienza. Lo spettacolo corale si basa su una nuova traduzione del testo di Euripide, condotta da un gruppo coordinato da Anna Maria Belardinelli, docente di Storia del teatro greco e latino presso la Sapienza, e un laboratorio di messa in scena diretto da Giovanni Greco, regista, attore e traduttore. Theatron propone una rilettura non convenzionale della tragedia di Euripide a partire dalla vicenda mitica che rappresenta la genesi di tutti i mali: il banchetto nuziale tra Giasone e la figlia di Creonte, re di Corinto, all'origine della vendetta infanticida della moglie tradita. Il mito di Medea funziona quindi come mito crudele, in quanto discorso sulla differenza che moltiplica la differenza. Medea è l'altro/a, lo straniero/a, la maga che traduce, trasforma e tradisce. Ma Medea stessa è tradotta, tradita, trasformata. La sua lingua e i suoi comportamenti appaiono brutali. L'avvicinamento alla contemporaneità si pone nei termini di una figura anomala, fratricida, regicida, infanticida, maga, né umana, né divina, che alla fine non paga per le sue colpe.
I laboratori e la messa in scena hanno rivolto lo sguardo alla difficoltà odierna nel rapportarsi all'altro se non in termini emergenziali e razzistici, quando non di rimozione. La musica e il canto, composte per l'occasione, sono dunque improntate a sonorità etniche ed esotiche nella sottolineatura degli aspetti cruenti di una passione che diventa morte, di una marcia nuziale che diventa marcia funebre.
L'ambientazione dello spettacolo nasce come quell'antica, open air, ma l'impostazione del lavoro lo rende flessibile ad ogni spazio, aperto o chiuso, sulla base della contaminazione tra passato e futuro.


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