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PESARO 42_ FOCUS SUI DOCUMENTARI INDIPENDENTI USA

PESARO 42_ FOCUS SUI DOCUMENTARI INDIPENDENTI USA
Nella continua ricerca del “nuovo” che da sempre anima lo spirito della Mostra di Pesaro, anche quest’anno si è voluto dare spazio ad una sezione parallela di grandissimo interesse, il Focus on Independent US Docs: dieci titoli che, al meglio, rappresentano l’impeto e, perché no, la violenza di un sentire che anima ancora moltissimi filmmaker e documentaristi statunitensi.
Fra questi, Canaan Brumley e John Maringouin, rispettivamente autori di Ears Open, Eyeballs Click (nella foto) e di Running Stumbled, hanno lasciato sicuramente il segno: il primo, all’esordio dietro la macchina la presa, è entrato in un campo d’addestramento dei marine per documentare – senza alcuna intervista o “confidenza” – l’inevitabile e progressivo assottigliamento della dignità e dell’umanità di individui che saranno trasformati, di lì a poco, in macchine da guerra. Stanley Kubrick e il suo Full Metal Jacket ci hanno insegnato molto, ma il lavoro di Brumley potrebbe addirittura “dirci” di più. Costretto a completare le riprese da solo (i tre cameramen che avevano iniziato con lui hanno mollato dopo qualche giorno per la fortissima pressione), Brumley offre uno sguardo testimoniale, freddo e distaccato, su un “abbrutimento circolare”: c’è un inizio, ci sarà una fine. Ma i meccanismi di ripetizione con cui questi uomini saranno cancellati e “riprogrammati” si insinueranno sottopelle, lacerandola.
Sicuramente altre, più rispondenti ad un’urgenza personale, le premesse che hanno mosso la realizzazione di Running Stumbled (“Inciampato correndo”) di John Maringouin: tornato nella natia New Orleans (pochi mesi prima il terrificante uragano Katrina), il regista trentatreenne ha voluto riprendere, e raccontare, il difficilissimo rapporto che lo legava ai genitori. Il padre (Johnny Roe, pittore dadaista), eroinomane e pappone che, anni prima, aveva addirittura tentato di uccidere il figlio, e la madre, Virgie Marie Pennoui, impasticcata e autodistruttiva: il quadro è terrificante, le parole sbiascicate, la sensazione di morte imminente conduce lo spettatore in un vortice di iperrealismo sfiorante il grottesco.
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