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PESARO 42_ L’ITALIA S’È DESTA E L’ARGENTINA SOGNA

PESARO 42_ L’ITALIA S’È DESTA E L’ARGENTINA SOGNA
Serata all’insegna del cinema italiano, quella trascorsa ieri a Pesaro. Come ampiamente anticipato, Franco Battiato ha presenziato la proiezione in Piazza del suo Perdutoamor, mentre al Cinema Astra sono state riproposte – sempre nel contesto del 20° Evento Speciale – due opere prime di indubbio valore: L’uomo in più (2001) di Paolo Sorrentino, esordio dietro la macchina da presa che per stile e complessità dovrebbe far gridare al miracolo, e La spettatrice di Paolo Franchi, con Barbora Bobulova e Andrea Renzi, tra l’altro coprotagonista (insieme ad un sontuoso Toni Servillo) del film sopra citato.
E proprio di “stile e regia” si parlerà, tra poco, nel secondo convegno organizzato da Vito Zagarrio per accompagnare le circa quaranta proiezioni inserite nel programma de “La meglio gioventù”. Fra gli altri, prenderanno la parola Serafino Murri (regista e critico cinematografico, nonché membro del collettivo “Ring”), Pier Paolo Loffreda (critico cinematografico), Marco Pistoia (docente universitario), Fabiana Sergentini (regista del mediometraggio Sono incinta, programmato ieri), Michele Carrillo (regista di Tra due terre, in programma oggi, e di un episodio del recente 4-4-2 Il gioco più bello del mondo), Federico Greco (regista di H.P. LovercraftIpotesi di un viaggio in Italia), Alessandro Valori (regista di Radio West) e Christian Uva (esperto di cinema digitale). Ma se l’Italia prova a ridestarsi, l’Argentina non rimane a guardare: cinema contemporaneo (con le proiezioni di Processo (2005), diretto Aureliano Barros e, nel primo pomeriggio, di Monobloc (2004), storia di donne che ruota attorno ad un monolocale diretta da Luis Ortega, e del progetto video di Gotan City (2005), realizzato da Fulvio Grubissich, Silvana Silvestri, Julian Bess), e retrospettiva su Leonardo Favio, attore, celebre cantante ma soprattutto uno dei registi più significativi nel periodo di rottura del cinema argentino (ponendosi, di fatto, come voce “commerciale” all’esterno di una nouvelle vague che non sentiva propria), e che – proprio qui a Pesaro – presentò nel 1965 (primo anno della Mostra) il suo film d’esordio, riproposto in questi giorni, Crónica de un niño solo. Oggi pomeriggio sarà proiettato il suo Juan Moreira (1973), racconto di un gaucho bandito del diciannovesimo secolo che verrà assoldato da una fazione politica per sterminare gli esponenti rivali.
I sogni del Cinema. I sogni del pallone. E allora, in attesa di una possibile – almeno sulla carta – semifinale mondiale tra Italia e Argentina, ecco il secondo dei documentari previsti sulla figura del più grande calciatore di tutti i tempi, “El Pibe de Oro”, Diego Armando Maradona: sarà Amando a Maradona (nella foto), realizzato nel 2005 da Javier Vàzquez, a rintracciarne e riproporne i momenti più esaltanti e, insieme, più dolorosi.
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