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PASSANNANTE
di Sergio Colabona
Sceneggiatura: Sergio Colabona, Ulderico Pesce, Massimo Russo
Fotografia: Franco Ferrari
Montaggio: Daniele di Maio
Scenografia: Gian Maria Cau, Antonio Farina
Costumi: Alessandro Bentivegna
Musiche: Tetes de Bois
Interpreti:Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Andrea Satta, Alberto Gimignani
Produzione: FarFilms
Distribuzione: Emme Cinematografica
Nazionalità e anno:Italia 2011
Durata:82'
Data di uscita: 24/6/2011
Correva l'anno 1878. A Napoli c'è la visita di Umberto I di Savoia. E' festa in città, con migliaia di persone per le vie e le piazze pronte ad acclamare il re. Ma la festa ben presto si trasforma in tragedia quando l'anarchico Giovanni Passannante attenta alla vita del sovrano. Ma chi è Passannante? Oggi è un nome sconosciuto ai più, che invece andrebbe ricordato come una parte di storia importante di quei difficili anni post risorgimentali, in cui un sud Italia stretto nella miseria si trovò ad affrontare un "governo del nord" del tutto insensibile e impreparato.
Passannante è un ragazzo di 20 anni, è un cuoco che vende la sua giacca per acquistare un coltello e attentare la vita del re.
Giovanni Passannante fallisce. Il colpo che riesce a infliggere ferisce solo re Umberto, ma da quel momento al giovane verrà negato di vivere. Arrestato viene condannato a morte, poi graziato e la sua pena trasformata in ergastolo. Viene condotto in una cella sotto il livello del mare. Qui trascorre dieci anni, incatenato al buio. Divenuto cieco e pazzo, si decide di trasferirlo in un manicomio criminale dove Giovanni morirà nel 1910.
Ma neppure la morte chiude la sua vicenda. Neppure con la morte Giovanni troverà pace. Viene negata la sepoltura e il suo corpo viene dato in pasto agli animali, mentre la testa viene esposta nel Museo di Criminologia di Roma. Bisognerà attendere il 1984, quando Ulderico Pesce, attore e regista teatrale, porta in scena "L'innaffiatore del cervello di Passannante" piece che ripercorrendo la tragica esistenza dell'anarchico chiede che la testa sia riportata nel suo paese d'origine, quel Savoia di Lucania, il cui nome d'origine era Salvia, ma che il re per un proprio "risarcimento morale" dopo l'attentato pretese di trasformarlo in Savoia.
Il film s'incentra sulla lotta che intraprendono il teatrante Ulderico Pesce, il giornalista Alessandro De Feo (interpretato da Alberto Gimignani) e il cantante Andrea Satta che nelle piazze e nelle metro chiedono a gran voce la restituzione della testa di Passannante al suo paese.
La battaglia dei tre si conclude nel 2007 quando l'anarchico viene tumulato nel cimitero del suo paese nativo.
Il film parla di Unità d'Italia da una prospettiva diversa, che parte "dal basso", dal popolo, da un cuoco lucano che rivendica i diritti per una terra, la Basilicata, luogo di estrema povertà e isolamento per la quale Passannante chiedeva strade, diritti sul lavoro e scuole.
Ricordato da Pascoli, in un Ode di cui lo stesso poeta diede pubblica lettura durante una riunione di socialisti a Bologna, e definito da Cesare Lombroso, dopo attenta analisi sul cranio, "un criminale abituale", Passannante diventa un personaggio trasversale che attraversa i secoli e arriva nel 2011, nelle sale per ricordare all'Italia, ma soprattutto agli italiani che l'Unità è un ideale divenuto realtà attraverso il sacrificio di tante vite umane.
Il film di Sergio Colabona è un film che si pone a metà tra il documentario e il film di ricostruzione storica, per esplorare momenti della vita di Passannante che finiscono per privilegiare più l'analisi psicologica del personaggio che i fatti della storia. Ci mostra il lento degenerare di una mente umana e allo stesso tempo la forza e la potenza di altri uomini che con una determinazione incessante hanno lottato per anni affinché la testa dell'anarchico trovasse una pietosa e degna collocazione. E qua e là balzano momenti diversi della storia d'Italia, frammenti di anni che ci riportano indietro nel tempo, che ci parlano di ideali e di lotte. E se Passannante lottava contro il suo re, Pesce, De Feo e Satta lottano contro le istituzioni che vogliono far naufragare e far dimenticae figure di un elevato spessore etico e intellettuale, ma scomode perché contraddicono una consolidata storiografia ufficiale.
E anche se alcune volte, nel film, la recitazione è sopra le righe e alcuni passaggi sono troppo narrativi rispetto al ritmo incalzante che hanno invece alcune scene, l'opera prima di Colabona è un monito a ripercorrere con attenzione alcune fasi della nostra storia, di riavvicinare i giovani a personaggi che sono caduti nel dimenticatoio per generazioni e raccontare storie individuali che hanno segnato il corso storico di un paese.



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