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PAUL SCHRADER’S “ADAM RESURRECTED” – Seconda Parte

Elogio della follia: l'Adam Zirkus è un teatro dell'assurdo che si rinnova tra passato e presente.

PAUL SCHRADER’S “ADAM RESURRECTED” – Seconda Parte

Il monologo pronunciato da Adam di fronte al ragazzo/cane appena scoperto, contiene tutti gli elementi reali e visionari che contraddistinguono la messa in scena del film. Con le parole di questo monologo Paul Schrader riannoda i fili tra passato e presente, mostrando come la matassa che lega emozioni, sentimenti, ricordi sia inestricabile fino al momento del confronto con il rimosso e fino al  redde rationem con i propri fantasmi. Adam: "Tu credi... credi di essere l'unico?  Ti voglio dire una cosa... ce ne sono altri. Io... per esempio. Io sono il ciarlatano, il fenomeno da baraccone, sono la mostruosità. Io sono... il genio... ma la vera genialità ha un prezzo. Ma io ho i miei doni inutili e così sono stato marchiato per fare il circo, sono stato destinato ad uno spettacolo di secondo ordine e alla cuccia del cane... Per un anno intero ho mangiato dalla ciotola del cane, ho camminato a quattro zampe, ho dormito nel recinto pieno di letame... ho imparato dal maestro, lo sturmführer Rex. Ma ora vedi... dove mi hanno portato i miei doni...". A questo punto Adam scopre il ragazzo, toglie dal suo corpo il lenzuolo bianco (con i due buchi per gli occhi come un fantasma) e vede se stesso negli occhi di quel ragazzo, fugge via terrorizzato, mentre i suoi pensieri si manifestano in voce-off nel corridoio: "Il cane che non è un cane, il ragazzo che non è un ragazzo; avevano i visi esattamente così laggiù nei campi: guance scavate, petti tubercolitici e dentro le cavità scure quegli occhi malati di paura... ma vivi!".

La visionarietà di Paul Schrader trascende la semplice impostazione narrativa della vicenda e si coniuga nella rappresentazione di mondi dicotomi e assurdamente complementari come quello del circo e del campo di sterminio e della clinica psichiatrica, come testimoniato dalle parole pronunciate da Adam davanti al direttore della clinica Seizling, Nathan Gross: "Si, laggiù era assurdo credere, non credevamo neanche nel sole... eppure tu qui, credi nei miracoli". Adam è dotato di facoltà sensoriali: toccando i vestiti degli altri riesce a leggere il loro passato e il loro futuro e a metterne a nudo paure e ipocrisie. Dono che è anche condanna, visto che una delle sue "vittime" è proprio il Comandante Klein che nel 1930 ospite di uno spettacolo di Adam Stein viene "giocosamente" umiliato e smascherato. L'uomo se ne ricorderà al momento del re-incontro con Stein, su un altro palco e a ruoli invertiti, e sarà lui stesso a ricordargli l'episodio appena sceso dal treno piombato. Allo stesso modo l'aspetto ludico, e il suo risvolto veritiero, ora vengono diluiti lungo la narrazione attraverso le emorragie di Adam: reali all'interno della clinica Seizling, simulate, nel passato, sul palco dei suoi spettacoli. Questo continuo rincorrersi tra passato e presente, realtà e finzione, lentamente trasforma la storia di Adam in una vera e propria piece teatrale in cui ognuno recita il ruolo che gli è stato cucito addosso.

È interessante notare come nell'ultima parte del film sia lo stesso Adam a tenere una lezione sui ruoli e sul teatro, chiosando il suo intervento, fatto di esempi macabri, con l'invito ai vari pazienti a  simulare una sonora risata prima di fare un'affermazione agghiacciante ma puntuale: "... L'artificio... la bugia necessaria, quella che è servita a tutti noi per sopravvivere". Nel passato trascorso a Stellring nel 1944 è lo stesso Klein a ribadire l'importanza dei ruoli assegnati dall'esistenza. Il ghigno grottesco del nazista, manifesta più di una incongruenza con il ruolo che il nazismo gli ha assegnato, ma al contempo risulta credibile quando pronuncia queste parole rivolte ad Adam e al suo ruolo: "Tu conosci il tuo ruolo: alleviare e intrattenere... e chissà, forse di per sé questo può salvare una vita...". Se tutto, altro non è che una gigantesca piece teatrale, allora anche il rapporto che si instaura tra i comportamenti richiesti all'interno della clinica e quelli obbligati nel lagër si coniuga con quello da tenere durante uno spettacolo circense. Non è casuale, infatti, che nella veranda Gina intimi ad Adam: "Se infrangi la minima regola, salta l'intero sistema", che Adam replichi dicendole che questo era anche il pensiero di Klein, e che Klein ad un certo punto dica ad Adam: "Senza regole c'è il caos. Persino in un circo ci sono delle regole". L'assurdità della vicenda narrata (che non diventa mai ridicola grazie all'equilibrio e alla perizia di Schrader), termina solo nel momento in cui qualcosa di ancor più incomprensibile entra in clinica a turbare i sonni di Adam e a risvegliare in lui il mai sopito istinto paterno.

L'atteggiamento che Adam ha nei confronti del ragazzo (che successivamente chiamerà David come il re biblico), non è solo quello di un padre verso un figlio ma è soprattutto la manifestazione del termine caro a Don Milani: "I Care" (mi sta a cuore). Adam si confronta in David, si riflette in esso, rivede il cane che anche lui è stato e, prima inizia a comunicare con il ragazzo con il linguaggio animale, poi con quello artistico e solo alla fine con quello umano, invitandolo e forzandolo ad alzarsi sulle due zampe e a camminare. Quella proposta da Paul Schrader è pertanto una "relazione d'aiuto" in cui i due termini del confronto reciproco sono paritetici e si presentano entrambi sullo stesso piano: non c'è né un padrone né un servo, ma neanche un dominante e un dominato: la guarigione si avvia per entrambi simultaneamente e prosegue parallelamente. Il regista dunque, concentra la propria attenzione su eventi minimi e personali e lascia volutamente in disparte il giudizio sulla storia. Solo nei confronti degli italiani lancia una violenta stoccata quando, all'inizio del film, rispondendo ad una domanda di Rachel su Cristoforo Colombo Adam replica: "Sì,  ma era anche italiano e io non mi fiderei degli italiani... e neanche lei dovrebbe. Sì è vero sono un popolo di illuminati... ma hanno leccato lo stivale e ora pretendono che tutti dimentichino...". Se si esclude questa breve, ma evidentemente sentita parentesi, in Adam Resurrected non ci sono altri riferimenti espliciti alla storia e al comportamento dei popoli, ma stranamente ad un certo punto il Comandante Klein rivolgendosi ad Adam afferma: "Sono un acuto osservatore, uno studioso del fenomeno semitico. Naturalmente tu non sei un esemplare medio. Sei il  clown più celebre della Germania, tu sei un uomo superiore Adam... sei praticamente ariano!"

È come se Schrader volesse instaurare tra i due una relazione simbiotica in cui rispetto e ammirazione li conducono fin sull'orlo della morte per poi abbandonarli sul precipizio: se di Klein non viene mostrato come finisca la sua vita, di Adam viene raccontato il fatto che accetti l'eredità offertagli dal suo aguzzino, che ad un certo punto sia costretto dagli eventi a ripercorrere tappe del suo passato e al termine di questo viaggio straziante si trovi a piangere e guaire sulla tomba di sua figlia in Israele. Tutto infine riconduce alla festa di Purim: la purificazione dell'animo tramite la preghiera che nel film diventa una sorta di carnevale (È usanza travestirsi, anche durante la funzione al tempio), ma comunque nel film è la festa della dissoluzione, dell'assurdo, della maschera e dell'ambiguità, che si apre nella clinica Seizling con l'immagine in primo piano di Adam di fronte allo specchio mentre torna a mettersi il cerone bianco e rosso sul volto e a re-interpretare il ruolo di clown. Immagine fortemente simbolica che coincide con il momento del principio della sua resurrezione: non a caso l'immagine successiva lo mostra sdraiato sul letto, illuminato solo da un fascio di luce e con le braccia congiunte sul petto, come fosse un cadavere adagiato nella sua tomba e avvolto nel suo sudario; poi d'improvviso, sia alza, ingerisce una grossa quantità di tranquillanti e mentre si dirige verso il salone della festa ha visioni distorte dei fantasmi che tormentano il suo presente ma che provengono da un passato mai riconciliato.

Adam fugge dalla festa e si dirige nel deserto attraversando l'oscurità della notte fino a quando si imbatte in un fuoco da cui proviene la voce di Klein (che subito dopo si manifesta con la sua persona). "Pensavi davvero di esserti liberato di me? Io sono sempre rimasto qui, faccio parte di te: tu mi hai portato qui da Berlino, tu mi hai portato con te sulla nave e tu mi hai portato nel deserto dentro la tua valigia...". Le parole pronunciate da Klein appaiono fortemente ambigue, a metà strada tra il senso di colpa e il compiacimento. Adam ha, forse, bisogno del suo "doppio" (come mostrano i primi piani in cui i due volti sono sovrapposti l'uno all'altro), ma allo stesso tempo deve "ucciderlo", perché senza quel gesto pensa di non riuscire a liberarsi di quell'aguzzino che lo incalza dicendogli:" Siamo uno solo io e te, siamo un tutt'uno... la stessa cosa". Ma come nel passato Adam non lo uccide neanche stavolta e anzi simbolicamente getta il Male (simboleggiato dalla Mauser che tiene in mano) direttamente nel fuoco e con la pistola scompare anche il fantasma di Klein. David lo raggiunge in mezzo al deserto camminando in posizione eretta e durante il loro abbraccio Adam gli sussurra all'orecchio: "Sono tornato". La resurrezione, il ritorno alla normalità non sanano tutte le ferite e l'elogio della follia che chiude il film lascia aperto più di un dubbio nella mente dello spettatore e pone una domanda senza risposta: "La sanità mentale è piacevole e calma, ma non c'è grandiosità, né vera gioia, né il dolore terribile che dilania il cuore..."

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